Quel fuggevole attimo di felicità

Se non si crede in un Dio al quale volgere la propria gratitudine, non resta che un passeggero, quieto sorriso rivolto al vuoto, per manifestare la più intima felicità.

Quando in quell’attimo fugace ed indistinto, nostra signora della gioia viene a bussare dalle nostre parti conviene correre ad aprire e abbracciarla con riconoscenza.

Riconoscendo e assaporando nel profondo quel momento magico ed eterno, la vita riappare con colori luminosi, anche se solo per pochi istanti.

Gioia è quando sotto la doccia, accarezzo il corpo sodo e grassoccio, tutto insaponato, di Sofia; quando in uno dei rari momenti di affettuosa spontaneità, Julia si accoccola nel lettone e si stringe assonnata contro di me; quando in un eccesso di gelosia, entrambe fanno a gara per accaparrarsi il posto sul divano avvinghiate a me; quando al mattino, spalanco le finestre e l’orizzonte immobile e imponente, si apre ai miei occhi.

Quando, dopo un lungo periodo di buio, scopro di essere ancora io, con la stessa voglia di vivere e risistere, resistere e vivere.

Il fondo e la cima sono la stessa espressione della grande, faticosa avventura chiamata vita.

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