Po-po-po-po-po-porno

Micheal Blomkvist, il giornalista protagonista della saga di Millenium, doveva sempre proteggere l’identità delle sue fonti.

Anch’io, che devo mantenere la mia porca figura, proteggerò la mia, nel narrare questa storia un po’ porno.

Diciamo solo che lui, la fonte, è una persona che fa un lavoro di natura manuale, – no, non è lui il protagonista di questa storia a tinte forti – ed è conosciuto da tutti per la sua indole da Pierino la peste.

E’ quella persona che in vacanza ti fa almeno una volta lo scherzo con la tazzina vuota del caffè, facendoti credere che un espresso incandescente stia per rovesciartisi addosso; è capace di nascondersi sopra un albero innevato e tendere un’imboscata alle tue spalle.

Non importa se la vittima è over ottanta, lui è politicamente scorretto!

La fonte, che da ora chiameremo pierino la peste perché è un nome a cui ci si affeziona, è anche un tipetto parecchio curioso, di quelli che fingono di essere concentrati su qualcosa e invece ti stanno studiando dietro gli occhiali da sole Prada.

Siccome a lui non sfugge niente, da qualche tempo nota nel suo datore di lavoro – che chiameremo il maialone perché è un nome che a cui non ci si affeziona ma si ricorda, un sospetto e improvviso interesse per il computer. E la sua professione, NON ha a che fare con la tecnologia, per lo meno non in senso stretto.

Un giorno, servendosi del suo fido complice oriundo (ogni investigatore ne ha uno), intuisce che l’interesse del maialone non è propriamente enciclopedico; e il riflesso del vetro alle spalle del monitor, lo incastra senza appello: una coppia di poppe XXL spiccano nitide.

Essendo il maialone, un neofita dell’attrezzo (il computer, per non cadere in fraintendimenti) non sa che per cancellare ogni indizio si deve eliminare la memoria storica delle consultazioni; e Pierino , in un momento di confusione, piomba sul computer e scopre quel che già sospettava.

Il maialone  ha cominciato a frequentare un giro di squillo. Bingo!

Non contento di sottrarre contanti all’azienda che gestisce con il fratello, (e pierino lo sa perché a volte mancano dalla cassa a fine giornata), per soddisfare le proprie voglie prima di tornare a casa a fine giornata, il maialone sconfina in divagazioni più estemporanee.

A costo di essere colto con le mani nel sacco, dopo una sospetta pausa di venti minuti del maialone, pierino vola al computer con una scusa banale, e trova un’altra sorpresa.

Cosa c’è di meglio che una pausa caffè addolcita con un po-po-po-po-po-porno?

Nei titoli di coda di questa storia un po’ porno, compaiono anche alcuni attori non protagonisti, la moglie del maialone  e i suoi due figli piccoli.

Andare a puttane, lo si è sempre fatto.

Andare a puttane non è né disgustoso, né peccaminoso, è tragico perché esprime la solitudine di chi ci va.

Andare a puttane, può voler dire tutto e niente. E’ la bravata di una notte, la trasgressione di un momento, un posto sicuro per l’insicuro, un isola di pace per un animo inquieto, un’ora di libertà in un mare di impegni, un trampolino di lancio per l’inesperto.

Andare a puttane non è sbagliato.

Quello che è sbagliato è farlo quando c’è un piatto caldo sulla tavola alla fine della giornata.

 

    

 

 

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