Cartoni, o non cartoni. Questo è il problema

La coerenza è un’alta virtù, a cui molti aspirano ma pochi virtuosi raggiungono.

In questi nostri tempi moderni e peccaminosi, essere coerente fa rima con insistente; e il cocciuto è un tipo di mulo a due zampe.

In questi tempi ammaliatori, dove il manuale del genitore perfetto registra l’ennesima ristampa, la tv ad uso dei propri figli è materia di infinito contendere, nonchè nemico.

Poiché il genitore perfetto, al fuori degli scaffali in libreria non esiste, padre lo confesso, “cadiamo anche noi in queste vili tentazioni.”

Quando il sole tramonta, nelle fredde e interminabili giornate d’inverno, quando tutti i giochi e le energie Mary Poppinsiniane sono da tempo esaurite, se la cena è sul fuoco preparata in qualche modo, irresistibile è l’impulso di abbandonarsi su una sedia e sollazzarsi col proprio lui, in un allettante aperitivo a due.

Che fare?

Le mostriciattole dal moto perpetuo non riposano mai e sono in agguato pronte a scorgere nei tuoi occhi il primo segno di resa.

“Che, glielo do un goccio di prosecco per calmare i nervi”?

L’idea è allettante, ma infattibile.

Lo sguardo si posa sul minuscolo aggeggio elettronico comprato da mio nonno anni fa in Australia, e quel piccolo, antiquato gingillo, mi chiama. E’ un richiamo subdolo e incessante, che ripete sussurando lo stesso identico mantra.

“Caaaarrrtooooniiii”.

La carne è debole, e i genitori pure.

Cinderella è già lì, e come attenuante padre, “mi appello alla lingua inglese con finalità didattiche, come palliativo contro il male oscuro del tubo catodico.”

L’aperitivo è consumato in una pace quasi mistica.

Ma come il fumatore, che almeno una volta nella vita ha detto “questa è l’ultima che fumo”; quasi tutti i genitori hanno detto “adesso basta con i cartoni”.

Era quella, l’ultima sigaretta del fumatore? No.

E neanche quello, era l’ultimo cartone.

Non li chiamano vizi per niente. E se non facessero male, non sarebbero tali.

Basta un’influenza, dove le giornate sono un alternarsi di febbre, tosse, aerosol, tachipirina e supposte, ed è un attimo il crollo verso una spirale di cartoni non stop.

Le conseguenze sono catastrofiche.

Bambini irritabili che perdono ogni istinto di gioco, passivi e privi di energia in estenuante attesa verso un monitor, comunicazioni frammentarie, l’ossessionante domanda che ricompare ogni quarto d’ora: “Guardiamo Cenerentola?”.

Fumare, bere troppo, drogarsi, giocare al casinò, abusare della televisione come nostro surrogato, fa male.

La differenza tra il capire dove finisce l’uso, e comincia l’abuso, è sottile e non sempre di facile distinzione.

Se la rigidità del controllo è una chimera, e la pretesa di coerenza anche, forse dovremmoo aspirare ad un’altra virtù, altrettanto alta e irraggiungibile in questi tempi moderni e peccaminosi, padre.

Il buon senso.

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