Volevo solo un dannato vestito da principessa!

A Carnevale si sale sul palcoscenico, è la festa per grandi e piccini; eppure non è una festa per tutti.

Travestirsi cambiando identità può essere stuzzicante per l’adulto che così facendo ritorna alla spensieratezza di quando era bambino , ma intimorente per qualche bambino un po’ troppo sensibile.

Sarà stato perché non mi è mai andata a genio l’implicita permissività del ‘ogni scherzo vale’ o sarà per via di alcune scelte di abito non proprio azzeccate da parte dei miei, da bambina non amavo molto il Carnevale. Da adulta invece, grazie a dosi massicce di Lambrusco e digestivi vari sarei potuta salire sul cubo e cantare Crocodile Rock anche meglio di Elton John, per lo meno il falsetto. 

Anche la vecchietta incartapecorita alla festa in città lo scorso sabato, deve aver valutato di poter dare libero sfogo alle proprie passioni puerili. A spasso con il nipote, questa mite – all’apparenza – cariatide, ha sfoderato da sotto il giaccone, con abile gesto felino, una di quelle bombolette spray di schiuma appiccicosa, di un colore verde fosforescente.

E, con aria demoniaca, ha spruzzato sui visi e sulle teste delle mie figlie l’infame intruglio.  

Julia, non ha apprezzato il goliardico scherzo mentre la vecchia si divertiva un mondo, e poi, come niente, è sparita nel nulla.

In questi giorni pieni zeppi di feste in maschera, è facile che ricordi lontani tornino alla mente con la stessa vividezza di allora.

Questa mattina, mentre portavo Julia a scuola vestita da Biancaneve, – fortunatamente in stato di grande euforia per la scelta di quell’abito – ho notato un bambino della sua stessa scuola che stava entrando con noi dall’ingresso.

Anche lui era mascherato ma non v’era traccia di allegria sul quel viso cicciottello.

Una volta entrati, dice alla madre, trattenendo le lacrime: “Sono brutto!”.

 La madre e la bidella esclamano in coro: “Ma no! Non è vero, sei bellissimo!”. La madre poi continua: “Pensa che stamattina non ha voluto prendere lo scuola bus perché aveva paura che i suoi compagni lo prendessero in giro”.

Apro una parentesi per specificare che non c’era nulla che non andasse nel suo vestito, (era vestito da Zorro) ma per lui, era chiaro come il sole, quel costume rappresentava qualcosa di tremendamente imbarazzante.

Non mi è dato sapere come è stata la sua mattinata, e se questo piccolo, ai più insignificante episodio, potrà in qualche modo influenzare la sua vita e la percezione che avrà nel futuro di questa festa.

Quello che so, è che l’episodio, mi ha catapultato indietro di circa trent’anni, ad una mattina di febbraio, all’ inizio degli anni ottanta. 

Non ricordo bene per quale circostanza, ma la notte prima avevo dormito a casa dei miei nonni paterni, di molto più anziani dei genitori di mia madre, e già dalla sera avvertivo una sensazione di disagio, via via più crescente, a causa dell’imminente festa di carnevale organizzata a scuola, il mattino seguente.

I miei, entusiasti della loro trovata, avevano fabbricato homemade, un costume da Olio, il grasso attore comico in coppia con Stanlio.

Il vestito, che era un insieme di giacche di mio padre, pantaloni di mio nonno – o qualcosa del genere – prevedeva anche un’imbottitura di gomma piuma che ricreasse, appunto, la pinguedine di Olio.

Quando mio padre arrivò per vestirmi, l’inquietudine si era trasformata in panico, i minuti che mi separavano dall’ingresso in classe (ovviamente in ritardo quindi l’entrata fu davvero plateale) furono un’agonia che riesco a sentire ancora oggi.

Riuscire a capire la vera essenza dei nostri figli, a partire dal prestare attenzione – anche alle parole non dette – alle loro preferenze, è un obbligo a cui siamo chiamati; proiettare i nostri gusti su di loro, dando per scontato che solo perché sono i nostri figli ameranno quello che amiamo noi, è sbagliato e può fare male.  

Certamente sono sopravvissuta al vestito di Olio, (ma se è per questo anche a quello da moschettiere e Pierrot) e alle velleità del figlio maschio di mia madre che, nella smania inconscia di soddisfare le proprie inclinazioni, non ha capito che tutto quel che sua figlia voleva, era un dannato vestito da principessa.

    

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