Verso le due di ieri pomeriggio, stavo lavorando al computer. Squilla il cellulare. Il numero di telefono sul display non è nella mia rubrica.

“Pronto?”

“Parlo con la mamma di Julia?”

“Sì”, mormoro rizzando immediatamente il pelo. Ogni madre conosce la sensazione di disagio che si cela dietro a una frase tanto ovvia quanto paralizzante.

“Sono la maestra O. C’è qui un signore che dice di essere venuto a prendere sua figlia. Vorrei sapere se ha la delega, perché la bambina non lo riconosce”.

Io e mio marito siamo gli unici ad avere la delega ad accompagnare e prendere Julia perché non abbiamo nonni nelle vicinanze. E’ facile immaginare il mio turbamento al pensiero che ci fosse qualcuno – senza un volto a cui associarlo – che volesse prendere mia figlia all’asilo.

Immagini viste in televisione, fatti di cronaca ai telegiornali schizzano in un secondo al cervello mentre il cuore perde qualche colpo.

“No, nessuno deve venire a prendere mia figlia. Chi è questa persona?”

Silenzio, voci concitate in sottofondo.

Pausa.

“Ah, mi scusi c’è stato uno sbaglio, è lo zio della Giulia O.”

“Ok.” Sono ancora confusa, cerco di visualizzare la scena giù all’asilo ma non ci riesco, le immagini sono sfuocate, surreali.

“Arrivederci”.

Per un bel po’ di tempo non riesco a concentrarmi e tornare al lavoro, persa nelle più diverse congetture.

Cosa sarebbe successo se mia figlia non fosse stata così ostinatamente lei – grazie a Dio – e si fosse invece fatta convincere dallo sconosciuto, che l’aveva già presa per mano?

Ci sono molti modi per reagire a una situazione inaspettata, a uno shock, a qualcosa che semplicemente scombussola i nostri piani scardinando i nostri schemi di controllo; in un primo momento non si riesce a ragionare lucidamente, la paura soffoca la mente come una ragnatela.

Basta un attimo per cedere alla logica del terrore scaturita da ciò che si osserva, sente, respira di squallido e orrendo intorno a noi, ma questo impedirebbe di vivere.

Temere per il futuro dei nostri figli, per la loro incolumità, risparmiargli le brutture del mondo e la cattiveria della gente è il primo pensiero di ogni madre, e cercare gli strumenti affinché questo sia possibile senza trasmetter loro le nostre apprensioni non è compito semplice.

Ma scindere tra le nostre paure e il calcolo oggettivo dei rischi reali è importante ugualmente.

Facendo respirare ai nostri figli una vita libera dalle nostre angosce, dandogli tuttavia gli strumenti per riconoscere dove e a chi depositare la loro fiducia, gli permetterà di crescere più sereni.

 

   

   

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