Anche la casalinga di Voghera a questo punto sa chi è Mario Balotelli. Pure mia figlia che ha quattro anni, riconosce con facilità Mario e la sua cresta bionda.

Nell’ultimo mese di giugno, il mondo della stampa sportiva italiana e non solo, ha dedicato immenso spazio al giovane e controverso fenomeno italiano, spesso riservandogli un trattamento iniquo.

Mario non è il giocatore condiscendente e politicamente corretto alla Del Piero o alla Pirlo, è un ragazzo di ventun’anni con una storia personale non troppo facile e quella rabbia che solo i giovani irruenti e offesi covano dentro.

La stampa italiana, al pari di un genitore alle prese con un figlio che non si piega alla propria volontà, si è scagliata contro il giocatore– che non sfodera quella detestabile piaggeria per accattivarsi l’affetto di opinionisti e tifosi, siano essi inglesi o italiani – perché Mario Balotelli non esulta dopo un gol realizzato, perché Mario Balotelli non mostra attaccamento alla maglia azzurra.

Durante l’ultimo Europeo di calcio, prime pagine ed editoriali non condonavano al giocatore nessun comportamento irriverente, intemperanza giovanile e tacitamente il palese rifiuto di venire a patti con qualunque giornalista.

Poi il gigante Mario, ha infilato il gol di testa che ha fatto tremare la Germania e risvegliato antichi ricordi berlinesi ad un popolo intero, si è stretto con forza a sé la maglia azzurra e ha aperto la bocca in un sorriso di gioia da uomo ferito. E’ bastata la fucilata del due a zero, che in un attimo ha distrutto le flebili speranze e riesumato i soliti fantasmi dei tedeschi boriosi, e l’Italia è andata al tappeto, guardando in televisione da Trieste ad Agrigento la fiera statua coi pugni serrati.

I vecchi ipocriti con la penna in mano, si sono chinati, increduli al ritorno del Figliol Prodigo, scrivendo in coro a piene voci che è tutto vero: Mario Balotelli ama l’ Italia.

Mario Balotelli è un nostro figlio!

E tutte le cattiverie, allusioni, imbeccate, colpi bassi delle ultime settimane, hanno lasciato il posto a encomi indimenticabili, titoli, rubriche, mummie riesumate per l’occasione, su quanto questo scapestrato figliolo sia alla fine tornato all’ovile ridando lustro ad una Nazionale che solo due anni fa finì trentaduesima ai Mondiali in Sudafrica.

Ma la buona stella e le grazie dei giornalisti italiani non sono destinate a durare, perché l’uomo ha memoria corta e i giornalisti anche di più, e ci vorrà un niente per tornare all’attacco ricominciando coi richiami allo scarso impegno, al poco gioco di squadra, al mancato canto dell’inno nazionale.

Mario Balotelli è l’ultimo dei fenomeni, genio e sregolatezza, che la Nazionale Italiana di calcio ha visto in questi anni.

Ma Mario Balotelli ha qualcos’altro che gioca a suo sfavore per quella parte di benpensanti, cariatidi del giornalismo italiano: il colore della sua pelle.

Ed essere il primo giocatore nero con la maglia dell’Italia, ha il suo prezzo da pagare.

  

 

 

 

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