Mariti bamboccioni

I miei genitori hanno trascorso un paio di settimane di vacanza ospiti da noi e nella stretta convivenza di sei persone in settanta metri quadri, ho potuto rivedere quelle caratteristiche che ogni figlio adulto auspica di non dover mai ripetere su se stesso, nell’inarrestabile ruota della vita.

Nulla di quanto visto in questi giorni giunge come nuovo, ma se quando ero ragazza questi atteggiamenti mi lasciavano indifferente, ora, con nell’età della maturità, suscitano in me un moto di indignazione. 

Quando eravamo bambine mio padre non faceva nulla in casa; la gestione della casa era appannaggio di mia madre – che pure lavorava a tempo pieno -, ma lui non era né diverso né peggiore degli altri suoi coetanei.

Apparteneva a quella generazione di uomini che oggi dichiara con un certo orgoglio di “non aver mai cambiato pannolini ai propri figli”.

Non c’è niente di eccezionale o sacrilego in quel modus operandi, e moltissimi figli sono cresciuti con padri fuori tutto il giorno impegnati a ‘portare a casa la pagnotta’, che delegavano crescita ed educazione alle madri, che non spostavano il sedere di un centimetro per prendere il sale dall’altra parte della tavola, che finito il pasto passavano sul divano a guardare il telegiornale in santa pace.

Anche quella generazione di mogli era stata cresciuta ad accettare questo e molto altro, e sarebbe ingiusto e capzioso – come nel caso di mio padre – desumere che dall’assenza di sostegno nella sfera domestica debba di conseguenza nascere un cattivo genitore.

Ma vedere i nonni di oggi ripetere gli stessi rituali di ieri, ha un che di sbagliato.

 

L’ultimo giorno di vacanza, mia madre giocava a tempo pieno con le nipoti, mio marito era fuori città a  rinnovare la carta di soggiorno e io avevo la brillante e masochistica idea di pulire a fondo l’intera casa. Mio padre se ne stava comodamente adagiato sulla sdraio a fare la settimana enigmistica.

Mi piacerebbe pensare che la generazione dei nostri padri sia ormai l’esempio da non seguire per i mariti moderni ma ho paura che questo traguardo sia ancora lontano.

Se mio suocero a settant’anni suonati, quando la moglie non è a casa si sfama con un panino al burro di arachidi “perché in frigo non ha trovato nient’altro” e mio zio – della stessa età – detta ancora da capotavola quello che la moglie può o non può cucinare, ci sono altresì molti mariti di trent’anni più giovani che si comportano alla stregua dei loro predecessori.

Mariti orripilati dal dover prendere in mano una pentola, in ostinato rifiuto di mettersi in ginocchio e pulire la tazza del water, incapaci di stirare una qualsiasi camicia – i primi poi a lamentarsi con la moglie se il colletto non è abbastanza inamidato.

Ma se sopportare i capricci di questi bambini cresciuti e viziati può ancora risultare accettabile quando la quotidianità rimane a due, quando arrivano i figli gli equilibri vengono meno.

Perché le donne di oggi non sono state programmate a tollerare a priori le loro manchevolezze, e benché ancora in tante non facciano nulla per confrontare il lassismo dei loro mariti – che si aspettano gli stessi privilegi anche dopo che il bimbo è nato, come per esempio trovare in tavola una bella focaccia calda o pasta fatta in casa – , altrettante hanno cominciato a dire no.

E quando questo succede, la coppia scoppia: il marito, spesso quando il figlio è ancora piccolo, si distanzia dalla moglie, cominciano le reciproche recriminazioni e lui torna dalla mamma che è sempre pronta a offrire sostegno (e che covava per anni di rivedere il piccolo all’ovile),  la camicia stirata alla perfezione, le tagliatelle col ragù di funghi in agosto e che aveva sempre sostenuto che “quella nuora non era buona a niente…

E il matrimonio naufraga, più o meno platealmente, magari decidendo di restare insieme con vite parallele per “il bene dei figli”.

C’è tuttavia una bella e fresca corrente di padri e mariti, uomini veri, che porta avanti piano, con umiltà e pazienza un nuovo modo di concepire la famiglia. Uomini che si alzano di notte quando il bambino piange per cambiarlo e poi darlo alla moglie che lo allatta, che vanno in giro col marsupio per calmare gli strilli serali, che non storcono il naso se c’è da passare l’aspirapolvere, ottimi cuochi, mariti premurosi e padri affettuosi.

Quando osservo uomini capaci di questo tipo di evoluzione, non trovo nessuna differenza tra un padre e una madre.

Gli uomini moderni che si apprestano a costruire una vita di coppia o una famiglia dovrebbero guardare a quegli esempi senza la paura di sentirsi evirati e sperare, per il proprio onore, di non dover mai dire – quando i figli sono già grandi – con quell’inutile vanità da bamboccioni cresciuti: “Io non ho mai cambiato un pannolino”. 

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