E’ sempre infinitamente imbarazzante quando una coppia di tuoi amici, che non vedi da molto tempo, comincia a rinfacciarsi a vicenda, all’improvviso, tra un primo e un secondo, episodi più o meno privati (di solito lei attacca e lui smorza i toni voltando lo sguardo, sorridendo a disagio); mentre tu – che ci metti un attimo a capire la gravità del dramma interiore che si sta consumando, provi a fare battutine mediocri e risolini a scatti.

E’ spiacevole perché triste, osservare impotente quello che i tuoi amici non vogliono vedere: il dissolvimento di una coppia mal assortita, in viaggio su binari diversi.

Ci sono molte persone della mia età, vicini al traguardo dei quaranta, senza un’idea precisa sul treno da prendere; nonostante vivano in coppia da molti anni sembra che entrambi, tacitamente, si lascino trasportare dalle circostanze, sperando che qualcuno o qualcosa decida per loro. 

Riuscire a capire, anche sbattendo contro un treno a duecento chilometri all’ora, di essere arrivati al capolinea, di comprendere che dall’altra parte del fiume non c’è più nessuno ad aspettarci, può salvare la vita, anche se in modo non strettamente fisiologico.

E’ pur vero che il cuore può continuare a pulsare senza per questo sentirne i battiti…  

La solitudine è a vent’anni un vuoto enorme, che si riesce tuttavia a riempire con la naturale aderenza alla vita stessa; la solitudine a quarant’anni sembra un muro invalicabile e le regole del rimettersi in gioco, in solitaria, paiono molto meno attraenti che una placida esistenza senza amore.

Qualche sera fa, al ristorante, una coppia in vacanza sui cinquant’anni, era al tavolo di fianco a me, guardarli mi ha angustiato. Non una parola, né risata, segnali di una passata complicità, nulla; la coppia intervallava il tin tin della forchetta al plak plank dei piatti, uniche note di una musica spenta da tempo. Guardandosi di tanto in tanto, annoiati, espletavano la funzione fisiologica dell’uomo: mangiare.

Credere che questo sia un’eccezione o un caso estremo sarebbe illusorio.

Ci sono molti modi per esprimere un concetto comune, un desiderio latente che cova sotto le ceneri di un amore finito.

C’è l’uomo in fila al parcometro che ripreso dalla compagna al suo fianco, le risponde in modo sgarbato per farti vedere di che pasta è fatto; c’è quello che in spiaggia – insieme alla famiglia – ti guarda negli occhi un attimo di troppo e una volta più del necessario; c’è quello che – pur avendo una moglie bellissima – non perde occasione di tastare fino a dove si può spingere…

La solitudine intimorisce chiunque, ma tentare di accontentarsi di una vita regolamentare sperando che in futuro le cose si aggiusteranno è puerile e vano; cercare di superare quella barriera è impresa non facile ma potrebbe riservare orizzonti inimmaginabili prima.

Rinunciare a lottare a nemmeno quarant’anni vuol dire mollare la presa sulla vita e il rischio concreto di molte cene senza parole.

 

   

 

 

 

 

4 thoughts on “Il partner giusto

  1. Putroppo capita spesso anche a me di vedere coppie che stanno sedute insieme ad un tavolino senza guardarsi o scambiarsi parole; non capisco come certe persone, di fronte a tali situazioni, preferiscono lasciarsi spingere dalla corrente ( dove poi non si sa ) piuttosto che troncare il rapporto e cominciare a vivere mostrando un po’ di carattere.
    Ognuno è fatto a suo modo ma certi comportamenti penso abbiano la stessa valenza per tutti.

    Un saluto

    1. sì è vero: è triste.
      Per me è la paura del cosiddetto salto nel buio che spaventa la gente, l’incertezza, insomma quel vecchio detto “mai lasciare la strada vecchia per quella nuova…” secondo me è ancora valido per tante coppie (che magari, saltano da un letto all’altro nel frattempo….)
      buona giornata!
      e.

  2. è sempre triste prendere atto della fine di qualcosa, è un po’ come ammettere di aver fatto tutto un percorso sbagliato, di ammettere di aver fallito certe cose.
    Lo so, ci sono passata.

    1. sì, guardare il fallimento di qualcosa per cui si ha lavorato, in cui si è creduto è duro da digerire, mette in dubbio anche le nostre capacità, l’autostima.
      eppure io dico che senza gli errori e le porte in faccia non si cresce come individui e con una bella dose di coraggio e perseveranza ci si rialza sempre.
      buona giornata,
      e.

Leave a Comment