Essere o Avere?

Quando qualcuno se ne va per sempre, dico a mia figlia che è partito per un lungo viaggio, in qualche paese lontano.

Augusto, grande maestro di vita e amico di lunga data, è ora in Argentina, in compagnia di qualche prete in mezzo a una cascata di colori, gli stessi che nella sua lunga vita ha voluto vicino a sé.

Quando Augusto se n’è andato, non aveva nulla.  Non una casa di proprietà, nè una macchina, non un cane, tanto meno soldi in banca

Quello che Augusto aveva, era un baule di esperienze straordinarie, come corollario di una vita eccezionale.

Ancora giovane, diventò il parruchiere più famoso di tutta Buenos Aires, erano i tempi delle prime permanenti e la moglie del Presidente era una cliente fissa.

Con un fisico asciutto e un portamento non comune, entrò come ballerino in un teatro di rivista, troppo incontaminato anche per gli ambienti teatrali di allora, se ne andò poco dopo.

Chiamato per creare gli abiti di un film a produzione americana, in una notte ne dipinse una trentina che poi, finito il film, parteciparono ad una sfilata di alta moda.

Frequentò gli artisti della Buenos Aires degli anni cinquanta e scappò dall’Argentina dopo che due tirapiedi della dittatura Videla avevano cercato di farlo entrare su un furgone. E dio sa, dove finivano quelli che ci salivano…

Visse in un attico di Ipanema, sperimentando la magia e il voodoo, si fece un nome con i tarocchi senza essere pagato, studiò a fondo Freud e Jung, mancò poco che diventò prete, colpa forse delle radici anarchiche del padre.

Salì su un aereo privato per dipingere un murales a Punta del Este e in un vicolo di Malaga, aprì un negozio di magliette disegnate a mano; superò i suoi demoni con il teatro spontaneo e la danza liberatoria, che a sua volta insegnò ai giovani smarriti.

Ha vissuto libero e puro, schiavo solo dei dettami della sua coscienza.

Ora che abbiamo tutto, siamo certi di essere liberi da compromessi?

Potrebbe, l‘assunto “io ho, quindi sono” non essere sufficiente al raggiungimento della felicità?

Comprare casa è un passo enorme per i giovani uomini e donne che, affrontando mutui di trent’anni, vivono gli anni della loro maturità non senza apprensione e difficoltà, cercando di restare a galla – anche socialmente – mediando tra la vita passata e un radicale ridimensionamento di stile di vita e abitudini, in modo da poter pagare ad ogni mese, la rata del mutuo.

Per l’italiano la macchina è sacra, è il biglietto da visita del rappresentante. Pur di cambiare la macchina – magari dopo solo qualche anno e per una più grande da esibire agli amici – si rinuncia alle vacanze, al parrucchiere, ai massaggi, al cinema e alla pizzeria, ai piccoli piaceri.

Possedere qualcosa di bello rende orgogliosi e galvanizza il gusto del bello, ma rischia di far perdere all’uomo quell’intangibile dimensione del sentire, provare, conoscere, che in fondo è vivere.

Sento spesso dire dai genitori di voler lavorare sodo per poter lasciare ai propri figli una casa o dei soldi da parte, ma ho paura che ricevere un’eredità economica priva di un’identità da raccontare, non renderà questi figli più forti e nemmeno più fortunati. Solo più ricchi, semmai.

Augusto se n’è andato che non aveva niente, ma è stato un uomo.

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