Tecnologia: il nuovo confine della solitudine

Questa mattina guardando distratta il profilo FB di mio marito, ancora loggato col suo profilo, mi ha colpito mio malgrado, la foto di due amiche – postata da una sua ex compagna di classe – più o meno della mia età, sorridenti e frivole. Sebbene la foto fosse allegra, spiccavano distinguibili le parole di una tragedia annunciata, l’epitaffio di una delle due in memoria dell’altra e una serie di pensieri di cordoglio indirizzate al marito e figlia.

Il tutto, in facebookvisione.

Nell’era dei social network, smartphones e connessioni wi-fi, sembra che la comunicazione sia diventata sinonimo di condivisione, senza alcuna eccezione (mi si perdoni la leziosità della rima).

Il sexting prende piede tra i ragazzini, non ancora adolescenti, che con messaggi spinti e foto esplicite, abbattono i tabù e le barriere di una sessualità il più delle volte solo virtualmente profanata.

Nell’era della compartecipazione si assottiglia fino a scomparire la linea di demarcazione tra formale e informale, tra pubblico e privato, tra buono e cattivo gusto.

Per capire le nuove dinamiche collettive di una società sull’orlo della compulsività, è necessario rispondere ad una semplice domanda: perché la gente sente il bisogno di condividere tutto?

Non sarà che nonostante possiamo essere sempre circondati da persone – vere o virtuali che siano – connessi 24 ore su 24, perennemente in contatto, aggiornati su ogni twit, ogni messaggio, ogni cambiamento di stato dei nostri “amici” a qualsiasi ora del giorno e della notte….in realtà siamo più soli che mai?

Non sarà che inviare una foto di noi nudi è più facile che spogliarsi lentamente alla luce del sole davanti al nostro amante, non sarà che scrivere una lettera di condoglianze ad un pubblico di spettatori è più facile che guardare negli occhi l’uomo che ha perso sua moglie, non sarà che inviare un twit malinconico e insoddisfatto è più facile che parlare ad un amico dei nostri problemi?

Una volta credevo che la tecnologia, usata con il saggio metro del buon senso , potesse essere un sofisticato ed utilissimo strumento per migliorare alcune seccature della vita moderna.

Ma ora non ne sono più tanto convinta.

Le invenzioni hi-tech sempre più sofisticate, le nuove app ogni giorno buttate nel mercato e di cui non si riesce a farne a meno, gli ultimi prototipi sempre più attraenti, l’accessibilità a portata di un click, esercitano un potere maliardo troppo forte per essere declinato o vagliato a mente fredda.

Ma se è vero che al giorno d’oggi senza tecnologia non si potrebbe vivere, è altrettanto vero che vivere senza contatti reali non è più vita.

2 thoughts on “Tecnologia: il nuovo confine della solitudine

  1. Facevo proprio di recente le stesse identiche considerazioni, quando due ragazzine in un supermercato si fotografavano additando vari prodotti in vendita per poi pubblicarli con commentini idioti su Facebook. E mi chiedevo: ma a chi mai potrà interessare? Perché mai sentiamo il bisogno di condividere ogni momento della nostra giornata? Penso che la risposta l’abbia trovata tu. Siamo soli anche in mezzo alla gente, perché l’apparire è diventato più importante dell’essere. Purtroppo.

    1. già. secondo me, a costo di suonare catastrofista, non c’è un rimedio che può arrivare dalla società. ma forse, noi genitori, possiamo crescere figli più consapevoli e dotarli di strumenti di difesa. que sè yo!? diceva un mio vecchio amico argertino. un abbraccio

Leave a Comment