Dietro al sorriso dei bambini-modelli

La scorsa settimana sfogliavo Vanity Faire mentre svogliata davo un’occhiata distratta, lo sguardo si è posato su un servizio di moda con protagonisti dei bambini, in età da scuola elementare. Oltre ad indossare vestiti da adulti – giacche di pelle, cravatte, eco pellicce, mocassini e vestiti maculati – ne scimmiottavano anche le pose e il portamento.

Rannicchiati su divani in posizioni tutt’altro che infantili, ostentavano un’aria vissuta, una distaccata disinvoltura quasi annoiata, pochi sorrisi sul loro volto e quella fredda, quasi vuota, inespressività dei modelli più navigati.

Nel guardare quei manichini dallo sguardo triste, non ho potuto fare a meno di domandarmi cosa si nasconda dietro gli sguardi di questi bambini nel momento dello scatto. Timore di non essere all’altezza? Desiderio di compiacere i propri genitori? O voglia di essere i migliori? I genitori di questi bambini, quando vengono intervistati in televisione, alle sfilate moda bimbo o in qualche shooting fotogratico, ripetono all’infinito che i loro figli “si divertono un mondo” e che “per loro è come un gioco”. E’ ovvio che questa sia l’unica risposta plausibile per giustificare una situazione che altrimenti verrebbe considerata non molto diversa dal lavoro minorile.

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