antivivisezione

Il 18 e il 19 gennaio scorsi sono stati i giorni del No Harlan Global Day, un insieme di manifestazioni congiunte in sei paesi (Italia, Francia, Inghilterra, Israele, Croazia e Slovenia) e in diciannove città, contro la multinazionale americana che si occupa di allevamenti e laboratori per la vivisezione, specializzata nella creazione di varietà di roditori modificate geneticamente.

Una delle sedi è a Correzzana (MB), uno dei pochi stabilimenti in Italia dove vengono tenuti in quarantena gli animali da vivisezione.

Le manifestazioni dei giorni scorsi cavalcano l’ondata di entusiasmo per il recente successo dei coordinamenti e associazioni antivivizioniste, legato alla liberazione dall’allevamento intensivo Green Hill di Montichiari (BS) di 2.500 cani beagle ed al suo temporaneo sequestro, per merito anche di una mobilitazione pubblica senza precedenti.

Attraverso le immagini dei beagle stabulati nelle gabbie dell’allevamento – grazie anche al  servizio di Striscia la Notizia – e ad un inaspettato interesse della società civile, si è infiammato in Italia il dibattito sulla vivisezione.

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