Grane intangibili del cambiare casa in Italia

uffici pubblici

Traslocare non significa solo trasportare materialmente degli oggetti da una casa all’altra ma occuparsi di spostare una serie di cose intangibili come le utenze o la residenza.

Quando si trasloca ci si scontra con l’arretratezza italiana in fatto di gestione burocratica della vita dei cittadini.

La mattina del primo giorno di ristrutturazione, abbiamo scoperto che il bombolone del Gpl era stato piombato da mano ignota a causa di una perdita nei tubi ed onde evitare una serie di grane, nonché spaccare nel cortile comunale, abbiamo optato per passare al metano.

Era il sette gennaio.

Ad oggi, 23 febbraio, siamo ancora senza gas.

All’inzio è stato necessario il “sopralluogo” di un incaricato per capire se fosse stato possibile allacciare la nuova utenza, manco abitassimo a Ouagadougou. Secondariamente, dopo diverse pressioni per velocizzare la procedura, siamo entrati in possesso della documentazione necessaria per “avviare la pratica” ricevendo il preventivo di spesa, da inviare poi via fax ad un numero che – manco a farlo apposta – non poteva essere raggiunto dal nostro sofisticato sistema di fax via computer…

Quindi, dopo due euro e quaranta spesi nel negozio di fax del centro, siamo rimasti in attesa di ulteriori sviluppi.

Dopo qualche settimana – ed il pagamento della modica cifra di 400 euro – il tecnico dell’azienda ci chiama per sapere dove si trova casa nostra perché deve piazzare la staffa che verrà attaccata al tubo del gas. Incapace di trovare l’indirizzo (il numero civico nelle frazioni è un optional) mi ha passato al telefono un abitante non meglio identificato della frazione dove andrò a vivere e, capito chi ero io, il gentile collaboratore ha spiegato all’addetto dove si trovava la casa. Per i più informati, il tecnico era quello che mi aveva fatto lo squilletto per essere richiamato…

Una volta messa la staffa,  credendo ingenuamente di essere alla fine del tunnel, scopro che invece bisogna scaricare da internet un’altra serie di documenti a cui va allegata la certificazione dell’idraulico che ha installato gli impianti e…udite! udite!, la documentazione va spedita UNICAMENTE via posta.

Quando finalmente la documentazione è inviata, ricevo una telefonata dall’azienda del gas che mi specifica che devo trovare un’azienda venditrice di gas perché “loro sono solo distributori” e non possono di fatto erogare il gas, “sa, il mercato del gas adesso è libero”.

Fossi una persona serie, puntigliosa, o genovese, avrei spulciato tutte le offerte del libero mercato e scovato la più conveniente, ma siccome mia madre ancora adesso sulla soglia dei sessanta, non ricorda il prezzo del pane o del latte, ho optato per il contratto con la prima azienda che mi è capitata sottomano.

E finalmente, dopo aver fatto il contratto al telefono – e dovuto chiarire che l’indirizzo non era nella via che compariva nei loro terminali – potremo ricevere la visita del tecnico (che metterà il contatore) fra dieci giorni.

Nel frattempo, non ci resta che sperare che la stufa a legna riesca a far passare la temperatura in casa da dodici ad almeno diciotto gradi…

In questi giorni ho dovuto occuparmi anche della spinosa questione della residenza (sarà stato “Il processo” di Kafka a traumatizzarmi ma ogni volta che entro in un ufficio pubblico sento che potrei non uscirne più) che – nonostante sia stata compilata come se a richiederla fosse mio marito, “il capofamiglia” – devo smazzarmi io.

La domanda per il cambio di residenza sembra complicata quasi quanto lo sarebbe una richiesta di cittadinanza americana da parte di un cittadino iraniano oppure come quella di un visto di lavoro in Italia fatta da un manovale  marocchino.

Quel foglio ciclostilato in stile propaganda clandestina, voleva sapere tutto!

Il nome dei miei genitori e quelli di mio marito, se abbiamo la patente e di che tipo, se possediamo una macchina e quale, se abbiamo studiato e quanto (mio marito ha un master, tiè) che tipo di lavoro facciamo e se in proprio specificare esattamente quale; tanto che a un certo punto mi sono sentita all’esame di quinta superiore e temevo che la segretaria avrebbe stampato sulla pratica “RESPINTA A SETTEMBRE”,  quando ha preso in mano la penna e ha corretto alcuni punti dove avevo sbagliato. 

Questo tipo di formulari, hanno la capacità di farti sentire un criminale – o comunque qualcuno che ha qualcosa da nascondere – anche quando si è puliti come la coscienza di un bambino, tanto che ero lì lì per autoconvincermi di essere un membro di qualche fronte nazionale di liberazione…

Vedremo se dopo le dovute ricerche, si stabilirà che possiamo ottenere la residenza e godere come gli altri di alcuni privilegi quali il permesso auto.

Nel frattempo, al freddo, aspettiamo.

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