Nuove amicizie, nuovi orizzonti

amicizie

Quando la donna seduta al tavolo di fianco, alla fine di un raro pranzo al ristorante, una delle prime settimane dal nostro trasferimento, si girò verso di noi e iniziò ad attaccare bottone, pensai mentalmente “ecco un’altra che mi romperà le palle con la storia delle bambine bilingui, e dovrò pure fare un paio di sorrisi compiacenti”.

Invece la famiglia fuori dagli schemi e particolare quella volta non eravamo noi, o per lo meno, non eravamo i soli.

Dalla conversazione venne fuori che vivevano in Svizzera, lei figlia di immigrati italiani e lui americano, antropologo ed pescatore commerciale nello stretto di Bering in Alaska. Venti minuti di conversazione impacciata tra due tavoli, con camerieri che toglievano e mettevano i piatti e quattro bambine che studiandosi, scalavano sedie e ginocchia, furono sufficienti per uno scambio di numeri di telefono.

“Tanto non ci risentiremo mai più”. Pensai più realista che cinica.

Che è poi quello che succede nella maggior parte dei casi, ma non in questo.

Arrivò un messaggio qualche giorno dopo che portò ad un aperitivo nella nostra casa in affitto appena sistemata; erano i primi a metterci piede.

Da allora – grazie anche alla loro passione per Levanto che visitano un paio di volte l’anno – gli aperitivi si sono trasformati in cene, le cene in viaggi in Svizzera e i viaggi in Svizzera in feste del ringraziamento da organizzare al di qua e al di là delle Alpi.

Ad una certa età, rispetto per esempio all’adolescenza, è più facile incontrare gente, si hanno più occasioni – le mamme dell’asilo, il corso di yoga, l’associazione di volontariato, il club del Bridge – ma quasi nessuna riesce a sfociare in qualcosa di diverso da una superficiale conoscenza.

In parte perché si ha meno tempo – i figli, il lavoro, le frustrazioni personali, i genitori che invecchiano, i dissidi con il marito – e di conseguenza meno voglia di mettersi in gioco, di imboccare e rifare quella strada a volte faticosa verso la scoperta dell’altro.

Le vecchie amicizie, quelle che ci hanno conosciuto prima dei figli con le pettinature improponibili, con le vomitate alle quattro del mattino davanti alla discoteca, coi pianti per i fidanzati scappati, quando resistono all’inerzia del tempo o ai fardelli troppo pesanti, restano il più veritiero specchio del nostro passato, il filo con cosa e chi siamo stati. Qualcosa di prezioso da conservare gelosamente.

Eppure il nuovo rappresenta il vantaggio di cominciare da una pagina bianca, vergine, priva di riferimenti comuni, e porta con sé quella fresca ventata di rinnovamento che la vita richieda per essere viva.

E se si trova la spinta di cominciare a scrivere, ci si troverà a camminare su una strada nuova con gente che probabilmente non saprà mai che eravamo iscritti al fan club dei Queen o che portavamo le Soldini – becera imitazione delle Nike – ma capace di tingere i nostri orizzonti di un colore diverso.  

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