Paradossi americani

marito e moglie

Il figlio di un caro amico dei miei suoceri, come uno su due nelle statistiche che parlano di divorzi negli Stati Uniti, qualche anno fa si è separato dalla moglie. Con due figli a carico – la moglie in clinica per dipendenza da farmaci (che fa tanto Elvis ma è incredibilmente diffusa oltreoceano) – di poco trentenne, comincia a respirare dopo anni di incomprensioni con la compagna.

Poco dopo, incontra un’altra donna e nel giro di qualche anno, attraverso una cerimonia più sobria – suvvia si tratta pur sempre di seconde nozze – si consolida la nuova unione.

Ma c’è un problemino.

Lo sposo, neanche quarantenne, già padre di due ragazzi, si è vasectomizzato mentre la sposina di figli non ne ha e reclama il diritto di diventare madre. E’ chiaro che fare da mamma part-time ai figli di lui, non è sufficiente.

Ecco allora che il volenteroso consorte è disposto a ripercorre la strada inversa, per rimettere in funzione quello che anni prima spergiurava di voler mandare in pensione.

Mentre noi facciamo i sentiti auguri al soon (maybe) to be father, non riesco a non pensare ai moltissimi altri casi di uomini come J. che nonostante nel pieno della vita (anche se armati dei migliori propositi, evidentemente non convintissimi di fermarsi al primo porto) decidono di percorrere una strada così definitiva (sì, la vasectomia può essere reversibile ma le percentuali di successo sono basse) quando è chiaro che i matrimoni di primo letto, in America, non sono sinonimo di eternità.

Tanto più che, anche se in presenza di figli ancora piccoli tra i flutti della separazione – i neoseparati (a volte prima dell’ufficializzazione del divorzio, che in America è un niente) si lanciano sul mercato, pronti per frequentare nuovi partner che con insolita fretta, vengono portati in casa e presentati alle rispettive famiglie.

Portare il lutto per un’unione andata a male è forse anacronistico nel 2013, ma tuffarsi a piè pari in una nuova relazione che spesso porta a premature seconde nozze (e conseguenti premature separazioni) sembra altrettanto irrazionale, il che fa ancora più scalpore se riferito ad una cultura non certo famosa per essere passionale o impulsiva.

Il risultato di scelte affrettate è un intrico di parentele degno degli anni d’oro di Beautiful: fratellastri, mezze sorelle, m.o.d.s (my other dad) etc.

Insomma, un casino pazzesco! E surprise! surprise! chi raccoglie i cocci sono i figli stiracchiati tra affidamenti improbabili, doppi guardaroba e giocattoli compensatori.

Sono figlia della generazione che non divorzia (e nel pieno della generazione che non si sposa) e quello che da ragazzina sembrava una pessima scelta da osservare dal di fuori – genitori di amiche chiaramente infelici insieme, ma determinati a restare insieme nonostante tutto – ora non sembra più così insensato.

Perchè se è vero che spesso si prendono decisioni difficili pensando al benessere dei propri figli, non sono più tanto sicura che continui cambi di scenario generino bambini felici.  

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