Donne che non si lamentano

lametarsi

 

M. è la mamma di tre figli, uno dei quali in classe con Julia l’anno scorso. La incontro una mattina al supermercato del paese.

Dopo i primi convenevoli, d’obbligo per due che non si vedono da un po’, mi racconta che suo marito (comandante di mercantili, che quando parte resta lontano per mesi) è partito da poco per l’Iraq e che “pirati permettendo” dovrebbe tornare a luglio.

“Pirati?” Chiedo impressionata.

Per un italiano, l’unico contatto con i pirati nella vita reale è quello tramite un classico come L’isola del tesoro o ha la faccia di Johnny Depp.

“Sì. Due con lui sulla nave sono stati rapiti e torturati per tredici mesi”.

Mentre M. mi parla non posso non pensare a come reagirei io se mi trovassi nella stessa situazione di moglie – in pena per un’assenza lontana piena di timori – e madre, nel gestire da sola, in un paese diverso da dove sono cresciuta, tre figli sotto i dieci anni.

Una cosa la posso già immaginare: non sarei così serafica.

Certamente è una tranquillità relativa quella con cui M. mi racconta la sua condizione, non immune da ansietà ed enormi responsabilità, tuttavia prevale in lei la serenità di chi ha scelto di non trasformarsi in una protagonista dal sapore vittimistico.

Le donne come M. sono però un esempio che resta meno impresso nella memoria della gente, surclassato dalle più ridondanti madri megafono che schiamazzano a squarciagola le loro pene, incapaci per lo più di gestire con un pizzico di fierezza le difficoltà del momento.

Quando mio marito aveva un impiego normale e stava via di casa per ‘lunghi’ periodi di tempo (quattro o cinque ore al massimo), ero un disco rotto.

Ogni volta che incontravo qualcuno, ancor prima che fosse elaborata dal cervello, usciva la stessa logorroica solfa: “Eh…” facevo, mettendo su un faccino contrito degno delle migliori star nostrane “è dura stare a casa con due bambini piccoli. Sempre sola, senza nonni, né aiuto”. Nell’ostentare il mio disagio in parte lenivo le ferite dell’anima ma affossavo in maniera quasi definitiva il mio orgoglio di donna forte e indipendente.

E’ innegabile che ci sono momenti in cui si viene trascinati nel tunnel lungo lungo dello sconforto, periodi in cui vi sono legittime cause di malessere e lamentela: un marito che non aiuta in casa, i figli che non ne vogliono sapere di dormire, le aspirazioni castrate, il lavoro che non arriva, il matrimonio che s’inceppa.

Questo tuttavia potrebbe non essere un motivo sufficiente per imboccare una vita da martiri, sperando nella commiserazione degli altri, che per quanto ci possano aiutare, non riusciranno a risollevarci dal fondo in cui sostiamo.

Molto meglio allora rimboccarsi le maniche e guardare a quelle donne che – nonostante abbiano ineccepibili motivi per sciorinare al mondo intero i loro problemi – optano per un’esistenza a testa alta, senza elemosinare il benché minimo briciolo di commiserazione.

One thought on “Donne che non si lamentano

  1. Ti capisco. Anch’io sono incline all’autocommiserazione, anche se poi in verità le maniche me le rimbocco eccome. Ma è proprio indole secondo me. Ci sono persone che si tengono dentro le loro vicissitudini familiari e altre che, come me, basta che chiedano loro come va, subito partono con lo spifferare tutti i guai fisici, psicologici, scolastici, economici, organizzativi di tutta la famiglia. E questo càpita ovunque, anche dal fornaio la mattina cn l’auto in doppia fila…Hehehh, ora non chiedermi come va, altrimenti ti occupo tutto lo spazio dei commenti, ok???!??! 😀

Leave a Comment