L’ingratitudine che insegna

sleepover

Due giorni fa, di ritorno nella pianura padana, a tavola con la family per una grigliata di pesce non proprio memorabile, sento mia sorella – ancora una campionessa nell’alfabeto farfallino – chiedere al fidanzato se è d’accordo di invitare le nipoti a dormire da loro.

E’ la prima volta nella storia della loro breve vita, che gli viene offerto questo onore e appena captano quel che vibra nell’aria, le invitate accettano al volo.

Non passano due minuti che già comincio a pianificare lo zainetto da portare, lo spazzolino da denti da non dimenticare, dare istruzioni, ma vengo zittita da mia sorella che mi dice: “My home, my rules!”.

“Sì, ma vedrai che poi mi chiameranno che vogliono tornare a dormire con noi” proclamo mentre mentalmente mi riprometto di tenere acceso il cellulare per la notte.

La grande intanto – mi rivelerà dopo mio marito – continua a chiedergli ” Non cambiate idea, vero?”, terrorizzata al pensiero che sia una delle tante vane promesse che gli propiniamo per ottenere qualcosa.

Alle nove e mezza – la cena non è ancora finita – le mie figlie sono già pronte sull’attenti con la giacca infilata e lo sguardo attento per cogliere il primo segnale di ritirata.

Roba che quando dobbiamo uscire di casa bisogna rincorrerle per vestirle…

Mia sorella si alza, è il segnale. Scattano come molle e con sorrisi a quarantadue denti, salutano a malapena i restanti commensali, declassati al ruolo di insignificanti attoruncoli di B-movies. 

La notte fila liscia, e al mattino, da anzianotti, invece di poltrire a letto a oltranza, prima mio marito e poi io a ruota, scendiamo per la colazione. Sono le sette e mezza, e sento vagamente nell’aria quel pa-pa-pa-pa, motivetto fantozziano.

Quando le rivediamo, alle undici e mezza, dopo una colazione a base di pasticcini freschi sponsorizzati dalla zia, sono raggianti.

Mia sorella mi aggiorna sui dettagli più divertenti e riporta che la grande le ha confessato:

“Zia, è stata la giornata più bella della mia vita”.

“Perchè?”

“Perchè ho dormito con te nel lettone”.

Caina ingrata!

Ho stravolto la mia vita per te, e mi ripaghi con questa moneta?

E’ certo (e giusto così) che in casa nostra non si fa colazione con le torrette di cioccolata, né si guardano gli Aristogatti fino alle undici di sera, tantomeno si dorme tutti insieme nel lettone.

Il ‘mestiere’ di zio senza figli, è sicuramente il più remunerativo in termini di soddisfazioni! Mia sorella è un idolo agli occhi delle mie figlie.

Dietro la frase di mia figlia, rappresentazione verbale del sentimento spontaneo nei bambini, c’è un insegnamento che vale la pena cogliere e che forse non tutti i genitori sono preparati a imparare.

Anche se per noi padri e madri, i nostri figli sono il centro del nostro universo, noi non lo siamo per loro, a prescindere da quanto attaccamento possano sentire nei nostri confronti o dal bisogno del nostro amore. 

E prima capiremo – non senza un atto di oneroso altruismo – a lasciarli liberi di esplorare il mondo, prima diventeranno individui con la propria identità.

5 thoughts on “L’ingratitudine che insegna

  1. Teresa

    Secondo me a volte esageri; le tue bambine non sono ingrate, ma semplicemente eccitate per una esperienza nuova. E’ normale e giusto che sia così. Le tue figlie rimarranno sempre le tue figlie per sempre, anche una volta che andranno via di casa, e loro lo sanno bene anche se sono ancora piccole. Un saluto.

  2. Teresa

    Ops! Scusa la ripetizione del “sempre”. Forse non è casuale, ora che anche io sono col pancione e so che il “per sempre” sarà definitivo, mica come quello dei matrimoni… Non mi ha fatto molto bene leggere i tuoi post sulla nascita del primo figlio, ma meglio partire preparati!

    1. Teresa, congratulazioni!!
      aiuto, quali post? beh dai alcuni erano veramente fantozziani (tipo il ritorno a casa dall’ospedale con mio nonno che si presenta e vuole dare il ciuccio a mia figlia che strilla….o la vicina siriana che mi dice che ho la pancia!)
      In effetti per la prima è stato come ricevere uno schiaffone in piena faccia (!) ma tieni conto che alla giovane età di 32 anni ero la prima dei miei amici ad avere figli. non avevo riferimenti….e lei non dormiva mai!!
      ma sai, poi passa tutto (era quello che mi dicevo nelle lunghe giornate di solitudine) e molto in fretta. sarà per questo che mi viene voglia di farne un’altra?!?
      poi sai, io sono solo una voce e nessuna voce (preparati a quella delle altre mom-zillas!) sarà come la tua.
      Certo, un figlio è come un diamante….è per sempre! Dovrebbero dirlo dopo che hai partorito: “nella buona e cattiva sorte”!!!
      anyway, per il resto, è un viaggio cara Teresa, non sempre bello (come vogliono farti credere in stile libro Cuore), per niente facile, ma vale TUTTA LA VITA il prezzo del biglietto.
      va beh, vado che altrimenti divento melensa.

      ps: Quando nasce?
      un bacio
      erica

  3. Teresa

    Beh, secondo me tra le frasi più terribili ci sono queste:

    “Per una volta non ero io quella coi vestiti informi, il collo pieno delle ultime settimane, la faccia rotonda, le mani gonfie senza anelli e l’occhietto lucido da sonnolenza.
    […]
    Più significativo però è che quando torni a trovarle un paio di mesi dopo la nascita, vedi che piano piano cominciano a realizzare che c’è ben oltre al cambiamento fisico, ai chili in eccesso, alle ragadi e ai punti del parto. E’ il primo presagio che nulla sarà più come prima!”

    http://vitadacasalinga.com/2013/01/04/quello-che-non-ci-hanno-detto-sul-primo-figlio/

    I primi mesi ero costantemente in rete a leggere articoli su tutte le possibili malattie e deformazioni del nascituro, sui rischi di aborto e sulle possibili disfunzioni metaboliche della futura madre. La paura di avere un figlio con qualche patologia è tuttora il timore più grande. Non ho particolare paura del parto, nonostante i racconti splatter di qualche amica sadica, né della depressione post-partum. Forse perché quello dei momenti “down” è un nemico che già conosco bene, e ho un’alta tolleranza al dolore fisico (o almeno credo di averla). Però quando mio marito mi ha sorpreso a leggere questo post, sicuro meno terribile degli articoli a carattere medico con cui riempivo le mie notti insonni, mi ha detto: “Ora basta, ti tolgo internet!!!”. In realtà è divertente e consolatorio, lui immaginava contenesse i particolari macabri che gli leggevo ad alta voce navigando in quei terribili forum in cui sembrano ritrovarsi tutte le donne più disperate del pianeta.

    A parte gli scherzi, nonostante tutto mi sto abituando pian pianino all’idea. Dopotutto sono una saggia “primipara tardiva”, visto che questo bimbo sta arrivando dopo anni di ricerca. Non ne ho mai fatto una tragedia, perché non ho mai sentito una forte inclinazione per la maternità. Ma forse è meglio così, perché questo mi porta a non idealizzare niente. Poi ho avuto tutto il tempo di osservare amiche esaurite e rinchiuse in casa ostaggio del neonato. Donne che annullano la loro personalità diventando noiosamente monotematiche: non si riesce a parlare di nulla che non sia pannolini, pediatra o ruttino. A cui non puoi telefonare perché sennò il bimbo si sveglia. Donne che ti dicono continuamente “non puoi capire perché non hai figli”, senza contare che un lucido sguardo esterno può talvolta capire aspetti che sfuggono a un genitore. Ecco, ho avuto tutto il tempo per capire come NON voglio diventare. Questo “non diventare” sarà una delle sfide più grandi, e spero di vincerla.

    E’ un maschietto, che presumibilmente arriverà alla fine di agosto.

    1. Io ho preso 15 chili con tutte e due, ero una manza che alla fine ha toccato il peso massimo di oltre ottanta chili! Ecco perchè avevo i vestiti informi!
      Comunque…vietato consultare i forum (anche dopo…) una dice il contrario dell’altra e poi preparati…molte donne mentono! Non per cattiveria, ma a se stesse fondamentalmente.
      Purtroppo ci sono tante donne che – frastornate dalla maternità – perdono di vista il concetto di essere ancora donne, mogli o individui con una propria identità e/o desideri.
      Le monotematiche direi che vanno schivate come la peste….certo, a volte dentro questa categoria ci cascano anche persone al di sopra di ogni sospetto, amiche di una vita.
      Poi, certo sarei falsa se non lo ammettesi, alcune battaglie che pensavo di combattere prima, le ho miseramente perse dopo, scontrandomi con la realtà, ma sono comunque riuscita a staccarmi dal ruolo riduttivo di “solomamma” e ho il mio mondo privato dove non entrano figli né marito. Non so se mi spiego.
      Che dire….boh, nessuno ha la bacchetta magica, credo che però la chiave del successo sia avere di fianco un uomo sensibile, volenteroso e con le palle, capace di ridimensionare le paranoie e apprensioni di noi donne.
      Tienimi aggiornata allora…sai dove trovarmi.
      Un bacio

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