Dannata prova costume

prova costume

Tutti ne parlano, molti la evitano, tutti la temono, pochi la sfoggiano.

No, non è il rifacimento alla Baz Luhrmann de Il barbiere di Siviglia, ma l’ubiquo argomento che in questi tempi serpeggia – riciclato e rispolverato ogni anno – negli articoli di giornale, nelle massicce campagne pubblicitarie di costumi, nelle detestabili foto di modelle irraggiungibili: la prova costume.

Quest’inverno avevo raggiunto una discreta forma fisica, figlia di una dieta a base di frutta e verdura per cena, intrapresa dopo le gozzoviglie del soggiorno americano di dicembre.

Ma il maltempo di marzo, aprile e maggio tuttavia mi ha fatto inciampare di nuovo nella sedentarietà mangiona e i tre chili persi sono ritornati, ostinati come sempre, a far capolino tra l’ombelico e il pube con la stessa consistenza della panna cotta ai frutti di bosco.

Bianchissima, di quel bianco trasparente tendente al grigio, sfoggiavo una mise da spiaggia al limite dell’ horror!

Le donne che non hanno una taglia quaranta (ma è probabile che anche loro si ossessionino su qualche parte del loro corpo che a loro detta non va, ma che chiunque dalla 44 in su ucciderebbe per avere) quando cominciano a spogliarsi in spiaggia iniziano ad attivare i loro radar per studiare gli altri esemplari della loro specie e fare immediati raffronti.

Personalmente non mi focalizzo su gambe o glutei, la mia lotta interiore è con tutte le donne che nel mio raggio d’azione sfoderano pance piatte.

E presa dall’ossessione del rotolo cascante, da nascondersi a tutti i costi con abili mosse di contenimento del costume, constato (realistico o meno che sia, questo non è il punto!) che tutte sono in possesso di addominali tartarugati.

“Già, vedrai quando sforna due figli cosa succede a quella tre ombrelloni più in là”, sussurro inacidita a mio marito che patisce, ogni estate, le stesse congetture di una mente perversa.

“Sono grassa”.

“Non-sei-grassa!”.

“Sì-che-la-sono-. Guarda qui che buzza”.

“Non hai la buzza”. Bisbiglia paziente e rassegnato ai suoi quindici minuti di calvario.

“Scommetti che tra dieci anni a questa qua di fianco, il metabolismo veloce la mollerà e prendere due taglie sarà niente!”

No, non è che noi donne ci odiamo a priori, è che a volte abbiamo bisogno di un nemico da combattere per  sentirci meglio con noi stesse.

E il nemico, di solito, ha un paio di tette e quando si siede non ha tre rotoli che fuoriescono dai pantaloni.

E’ molto meglio pensare che tutte, prima o poi, diventeranno grassottelle e fuori forma piuttosto che ammettere che è il nostro fisico che ci sta mollando o che avremmo potuto fare di più per curarlo.

E’ che lo standard in giro è troppo alto.

Se compri il costume che hai visto da Yamamay perché ti piaceva un casino e il risultato che vedi allo specchio non è proprio come quello sulla modella nel cartellone ma anzi, ti sembri un cotechino insaccato che aspetta solo il contorno di lenticchie….non te ne frega niente di ragionare a mente lucida che hai 37 anni, che hai fatto due figli, che non hai tempo o voglia per andare in palestra…quel che pensi è che vorresti trovarti in Arabia Saudita e andare in spiaggia col burka.

Ma forse quest’anno non ci si dovrà più tormentare con queste futili questioni perché, l’estate, sembra non arrivare mai.

3 thoughts on “Dannata prova costume

  1. quanto c’hai raggggione ! mi sono immedesimata tantissimo… quest’anno, per la prima volta, anche io farò i primi raffronti in spiaggia…
    sono ancora in tempo per dirottare le vacanze sulla montagna!! 🙂
    un abbraccio

    laprecurstrice.blogspot.it

    1. dobbiamo essere più forti del rotolo debordante, più forti dell’altrui tartaruga!
      sì, ce la faremo!
      e al massimo, Trentino!!

      grazie!
      un abbraccio

  2. Ancora non sono andata al mare e pensa che la spiaggia è sotto casa, uno dei motivi è la benedetta prova costume.. 🙁

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