Tasse, tasse, maledette tasse

Premetto che parte di questa storia, al limite tra Kafka e Fracchia a seconda dei gusti, nasce da un mio errore in parte o in toto (a seconda che il lettore sia molto o poco meticoloso).

E parte da molto lontano…

Anni fa, quando decidemmo – ingenua coppia padano-americana – di comprare un terreno scosceso nel territorio ligure che avrebbe messo alla prova anche il sempiterno Reinold Messner, non sapevamo a cosa andavamo incontro.

Senza dilungarmi sulla tediosa e macchiavellica pratica edilizia, dirò soltanto che  dopo anni di stallo burocratico, scoprimmo che forse, per avere una possibilità di vedere approvata la pratica, bisognava che uno dei due avesse una partita iva da imprenditore agricolo.

E così la aprii, affidandomi, incinta di nove mesi, ad un’associazione di categoria che per duecento euro mi inserì nel registro delle imprese di La Spezia.

Nessuno – né dalla parte dell’associazione che dall’agenzia delle entrate – mi disse che, per essere iscritta al registro delle imprese, dovevo versare ogni anno una tassa annuale alla camera di commercio. O se me lo dissero, io, lo dimenticai, presa da pressioni più contingenti come ad esempio, partorire.

Siccome di fatto la partita iva non mi serviva a nulla, e non avevo intenzione in un futuro vicino di coltivare fave e patate, rimossi tutta quella noiosissima questione. Anche grazie al fatto che nei tre anni successivi, non ricevetti mai nessuna comunicazione dalla camera di commercio.

Per forza: l’indirizzo inserito nel data base della camera di commercio era in un paesino dove non avevo mai vissuto!

Qualche giorno fa però, una raccomandata è arrivata a mio nome.

E allora, i pezzi del maledetto puzzle hanno cominciato a combaciare e un’angosciante verità cominciava a venire a galla: lo Stato non dimentica mai!

Perchè lo Stato non va in gravidanza, non allatta, non deve fare salti mortali per costruire una piccola casetta in un terreno che rischia il dissesto geologico, lo stato non ha crisi ormonali. Lo Stato ti lascia illudere di essersi dimenticato di te e poi, contrattacca a tradimento!

La lettera parlava di “esazione diritto annuale”, e mi forniva il numero di un call center per avere più informazioni.

“No, il call center no”.

Già intravedevo la possibile telefonata con l’operatore, che avrebbe parlato di tasse, leggi, codici di cui avrei assolutamente ignorato il significato.

“Parlami come se parlassi ad un bambino piccolo”. mormoro rassegnata all’operatrice.

Insieme scopriamo che devo alla camera di commercio la modica cifra di cinquecentoventi euro per i tre anni passati, più gli interessi legali che mi arriveranno “in una cartella” nei prossimi mesi.

Sapete come calcolare gli interessi legali?

Ma è semplicissimo! Basta applicare una piccola formula…

Importo del tributo x tasso dell’interesse x numero di giorni di ritardo / 365!

Fatto. Per il 2012 sono solo 250 euro!

“Ok ma io ho chiuso la partita iva, retroattivamente pochi mesi dopo averla aperta. Devo pagare lo stesso? Cioè, anche se non l’ho mai usata?”.

“Non te la prendere con me, questa è una normativa nazionale”.

L’operatrice comincia a temermi, ma non sa che il mio margine prima di trasformarmi in una bestia feroce è ancora alto. 

“Come faccio a chiudere l’iscrizione al registro delle imprese?”

“Devi fare lo stesso numero e digitare il numero 1”.

“No, ancora un call center. No.”

Ora, il secondo operatore dice che devo andare da un commercialista o da un’associazione di categoria per CHIUDERE la mia presenza. Una semplice email, nell’era digitale, non è sufficiente.

Insomma, alla fine della fiera, se sarò fortunata questo trucchetto della partita iva mi sarà costato circa mille euro.

Ma l’aspetto più beffardo, è che la casa, quella, non me l’hanno mai fatta costruire.

Leave a Comment