I sogni non muoiono con l’età

hippie

Qualche giorno fa, ho scoperto che un conoscente di lunga data, padre di due figli e con una situazione lavorativa relativamente sicura (per quanto può esserlo nell’Italia di oggi), sbarcherà presto su altri lidi per fare, insieme alla famiglia, un’esperienza all’estero.

Nel silenzio determinato, figlio di quelle idee tenaci che si abbarbicano nella testa per non uscirci più, è riuscito a trasformare la passione di sempre in una concreta e reale possibilità di carriera.

Quando si hanno vent’anni si fanno grandi sogni.

Chiunque è legittimato a sognare a quell’età.

Si finisce alle cinque del mattino, dentro una macchina spenta piena di fumo e pensieri, e si srotolano i panorami di una vita tutta da scrivere.

E per un certo periodo, si riesce persino a vivere dentro il sogno: si parte per qualche mese per Londra, si cambia lavoro, si mettono in piedi attività e gruppi rock.

Poi però, il luminoso futuro sbirciato nel parcheggio di quei locali notturni, slitta sempre più in là, così traballante da non farsi afferrare mai.

E una nuova, servile sensazione comincia a farsi strada, ostinata quanto le imberbi ambizioni che ora, anch’esse cominciano a traballare. E si inizia ad accontentarsi.

Ci si ritrova ad adulare la sicurezza del posto fisso, forse non memorabile, ma che garantisce le ferie sicure, ogni anno in Sardegna, in quel residence che piace tanto a nostra moglie; quel viaggio con lo zaino in spalla per visitare l’India a piedi vendendo collanine, non andrebbe più d’accordo con quell’ernia che non ne vuole sapere di rientrare; vivere all’estero in un appartamento in periferia sarebbe in definitiva come vivere nella villetta a schiera che già abbiamo, ma senza i suoceri a darci una mano. 

E poi ci sono i figli, e i figli non li puoi sradicare dai loro amichetti, dall’asilo, dalla lingua italiana, non si abituerebbero proprio, e poi fuori dall’Italia chissà che pediatri hanno. 

E piano piano, quei sogni sempre più appannati, diventano sfumature di una gioventù che si cerca – con rabbia e disillusione – quasi di respingere dentro una parentesi dai contorni quasi irreali (forse era tutto quell’acol che ci faceva straparlare) della propria vita.

“Cosa dici? Volevo aprire un baretto sulla spiaggia a quarant’anni?”

“Ti sbagli, era Paolo che lo voleva aprire…”.

Ma se anche il sogno – per codardia o ignavia – ha perso ormai ogni richiamo, nemmeno la vita reale sembra cagionare grandi soddisfazioni.

Il lavoro, quando c’è, è mal pagato e i colleghi sono pronti ad accoltellarti alla prima defaillance, nel residence in Sardegna, quello con le bouganville, ci si è andati solo due volte, e nell’ultima è stata una discussione continua con nostra moglie, stressata per quel vento che non smetteva di soffiare e che fatto venire l’otite al bambino; e i suoceri come vicini girano a ogni ora del giorno in casa terrorizzati che il piccolo possa cadere senza le calze antiscivolo.

A vent’anni si ha il mito di spaccare il mondo, e se non lo spacchi più, allora ti convincono che non lo potrai mai più spaccare.

Ma l’anarchia dei sogni, quelli veri, quelli che non sempre si realizzano ma che va anche bene così, è che non hanno padrone, non hanno cittadinanza e sopratutto non hanno età.

E rinunciare al sogno, è un po’ come morire.

3 thoughts on “I sogni non muoiono con l’età

  1. Teresa

    La vita vera, diceva la mia cara prof di lettere, è un sogno continuo. Smettiamo di vivere se perdiamo la capacità di sognare. Mi fanno tristezza quelle persone totalmente immerse nel passato (e non si tratta solo di anziani!), che ti raccontano per ore la vita già trascorsa; e magari, all’epoca di quei momenti che ora rievocano, non si rendevano neanche conto di vivere.
    Ad ogni modo, la capacità di sognare si acquisisce da giovani. A me ha aiutato moltissimo la letteratura; anzi, essa ne è stata la base. Tuttora, quando leggo un bel romanzo (l’ultimo: “La sposa liberata” di Abraham Yehoshua) sono immersa nella dimensione del sogno.
    Le più belle parole di incitamento al sogno? Le puoi ascoltare qui:

  2. Tante persone che conosco, si aggrappano – e ne sono anche sinceramente convinte – di aver passato i loro “momenti migliori” quando non erano sposati, erano felicemente single, si ubriacavano tutte le sere e tornavano alle 5 del mattino tutti i fine settimana.
    Vivono la vita guardando indietro, che incredibile perdita di tempo!
    A me oltre i libri (leggerò quello che mi hai consigliato) mi aiuta molto la musica, quando ascolto certe canzoni io sento di poterlo veramente spaccare il mondo. E quando sono passati i quattro minuti, mi rimane ancora viva la voglia di provarci ancora, e ancora!.

    Hey, sei ormai vicina a un certo termine, o sbaglio?

    1. Teresa

      La dpp è il 28 agosto, ma spero davvero di anticipare almeno un po’; comincio a fare davvero fatica a muovermi ….La cosa positiva è che ho i chili solo sulla pancia (enorme!!!) e non ho gonfiori su nessuna parte del corpo. Credo mi aiutino le continue scale che sono costretta a fare in casa, e qualche passeggiata sulle rive del vicino mare. Tuttavia, nonostante il termine si avvicini sempre più, l’idea di che dentro di me sia inglobato un esserino continua a sembrarmi irreale.

      “La sposa liberata” è uno dei più bei romanzi che abbia letto in vita mia. Basta andare su IBS e leggere le recensioni per capire che non sono la sola. L’autore si muove su un doppio binario, quello storico-politico e quello sentimentale, con una enfasi mai sdolcinata o superficiale sull’importanza del matrimonio (in senso laico) sia per la stabilità personale sia per l’equilibrio delle società. Nonostante sia un romanzo incentrato sull’analisi realistica e profonda di situazioni complesse e di problemi di non facile soluzione, ci si sente sempre pervadere da un filo di speranza, la speranza di pace tra popoli diversi, o di riconciliazione tra singole persone. La speranza del sogno, appunto.

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