Uomini umanamente emancipati

donne felici

Quando S. è rimasta incinta, il tipo di contratto che la legava al teatro in cui lavorava, non le permetteva di ritornare al suo posto di lavoro subito dopo la maternità. Così per cinque anni è rimasta a casa ad accudire i due figli piccoli.

Nel frattempo, piccole cose sono cambiate nel teatro (ad esempio la sperimentazione di periodi limitati di part-time) e da settembre tornerà al lavoro con un contratto di due mesi.

S.è al settimo cielo!

Come solo una donna che ogni giorno, per trecentosessantacinque giorni all’anno, moltiplicati per cinque, ha provato l’esperienza (splendida o soffocante, la valutazione è altamente soggettiva) di restare a casa e pianificare, quasi unicamente – e su per giù in questo ordine – di: pulire, fare la spesa, preparare il pranzo, fare un giretto al parco giochi, mettere a letto i figli, preparare la cena; vivendo in una bolla di ermetico isolamento.

Anche suo marito è felice per lei.

E non solo per le ovvie ragioni economiche, ma perchè ha capito –  osservandola nei lunghi mesi, ferma, sulla porta di casa – che racchiudere la vita unicamente intorno alla cura dei figli, per molte donne di oggi può non essere sufficiente.

“Potrà avere nuovi stimoli, parlare con adulti e scambiare idee, magari ricevere i complimenti di qualche altro uomo”.

Quanto vere suonavano quelle parole!

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