Acciaccati ma ancora vivi – reduci dal tour in Toscana

san gimignano

Una volta rientrati alla base dopo cinque giorni in giro con un gruppo di clienti americani, la prima cosa che abbiamo fatto è stata ripulire la casa dall’effetto hIroshima creatosi durante la nostra assenza.

I nonni, figure dimostratesi indispensabili per il conseguimento di questo lavoro, non hanno dato prova della stessa ferma rigidità, riguardo all’ordine della casa.

Ma la prime commissioni di questa mattina vertevano tutte sul coprire gli effetti devastanti di cinque giorni da brivido all’insegna di sughi di chianina, finocchione, Chianti classici e d.o.c.g, pecorini, soppressate e altre maialate ingozzate più o meno controvoglia.

Primo acquisto, scandalosamente caro: una crema erboristica all’olio di Argan per nascondere l’invecchiamento precoce avvenuto negli ultimi cinque giorni e causato principalmente, oltre che dal cibo a dismisura, dalle continue smorfie di condiscendenza e sorrisi da rasentare la paresi facciale.

Secondo acquisto: caramelle contro la tosse, sopravvenuta ad avvenuta partenza e da imputare ad un probabile calo fisiologico di tensione.

Io e mio marito, se non fosse ancora chiaro, siamo due zombie!

Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che essere scorrazzati per la campagna senese, tra degustazioni di vino e cene in osterie slow food, passeggiare tra le vie di San Gimignano e Pienza, possa essere considerato un piacere più che un lavoro, e benchè non si abbia la pretesa di paragonarlo allo scendere in miniera, l’aspetto godurioso è una microscopica parte del pacchetto.

Nell’accomodare i desideri altrui, in molti casi prevedendoli ancor prima che vengano espressi, mi è venuto in mente quando da ragazza andavo in viaggio con gli amici dei miei, ed essendo l’unica che parlava inglese o tedesco venivo massacrata dalle continue richieste di traduzione; o quando si ha l’insana idea di fare da cicerone a un amico in un luogo che si conosce molto bene.

Quel che spesso la gente non capisce (gli amici in questo sono i peggiori!) che essere una guida (per lavoro o per caso non fa alcuna differenza) non equivale ad essere dio, ad avere una dozzina di lauree specialistiche o ad avere poteri meteorologici sopraffini; nella maggior parte dei casi si tratta di poveri cristi che cercano con la simpatia e cortesia di sopperire alle inevitabili lacune di chi non può essere “tuttologo”.

“Come si chiama quel paesino disperso nella campagna toscana?”

“Qual è il nome botanico di questa pianta e per cosa viene utilizzata?”

“Le case lungo la strada sono ristrutturate o di nuova costruzione?”

“La traduzione e lista ingredienti di questa zuppa rinascimentale toscana?”

“In che percentuale è possibile che piovi questo pomeriggio?”

“Quanti metri mancano alla stazione ferroviaria di Siena?”

E siccome a nessuno piace fare la figura del pesce lesso rimasto a bocca aperta, il più delle volte si improvvisa, mentendo se necessario, esplorando le vie dell’intuizione e puntando sul buon senso quando non sulla fortuna.

Ma orsù, il viaggio è finito e l’assegno incassato!

E tempo di silenzio, di pace, di un sano italiano anche mischiato al dialetto ligure, riposandosi il più possibile, in previsione della prossima invasione barbarica in programma tra 48 ore: l’arrivo dei miei suoceri.

One thought on “Acciaccati ma ancora vivi – reduci dal tour in Toscana

  1. …e giù altri manicaretti da ingurgitare… 🙂

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