Delirio di onnipotenza da recensione

recensire

Quando devo preparare un viaggio, non navigo sui forum a tema spuntati come funghi negli ultimi anni, e neanche sui siti di recensione di hotel. In generale, non leggo le centinaia di migliaia di commenti che si trovano ormai su qualsiasi pagina web, dalle ricette di giallozafferano ai libri comprati su amazon.  Per lo più perchè mi annoiano, fatte spesso da gente che fatica a distinguere la a con o senza h, o che con la consecutio temporum non ci è mai andata in vacanza, ma che evidentemente si sente abbastanza letterata da giudicare l’operato altrui.

Quando le idee scarseggiano e la noia incalza, ammetto che ogni tanto do una sbirciatina su Tripadvisor  per vedere come se la cavano le persone legate alle attività con cui collaboriamo.

Ci si potrebbe perdere ore e ore nell’oceano delle opinioni che nascono da un nonnulla: un servizio in camera pagato troppo caro, il tagliolino servito lievemente scotto, i muri troppo sottili delle camere, il servizio navetta che avrebbe potuto essere gratuito, il cagnolino che non può essere lasciato solo in camera.

Mi stupisce sempre come la gente non abbia il minimo scrupolo nel tentar di demolire la vita professionale degli altri, tanto per provare a quella community – che sempre più assomiglia ad una setta (si diventa super-utenti, si ottengono badge di stima e altre stupidate del genere) –  un diritto di rivalsa per un ipotetico torto subito.

E meno male che erano in vacanza! Vivere un viaggio con il dito sullo smartphone pronti a captare la minima falla o inefficienza non assomiglia al concetto di ‘staccare la spina’ che un viaggio dovrebbe rappresentare…

Le recensioni presenti in questi siti, sono tutt’altro che attendibili, perchè grazie a dio non siamo tutti uguali, non ci piacciono le stesse cose, e i fruitori di un servizio arrivano con aspettative diverse le une dagli altri. La cultura di ogni singolo paese poi, si differenzia come il giorno e la notte.

Metti davanti ad un americano un piatto di cibo cucinato sul momento e andrà in delirio (ho visto statunitensi parlare per giorni di un “bruschettone” con pomodoro e mozzarella, consumato in uno dei ristoranti più turistici di Siena). I francesi non sono così facili da accontentare, mentre gli italiani fanno le pulci a tutto, credendosi chef stellati solo perchè guardano la Clerici in televisione.

Chi recensisce – a meno che non faccia parte della categoria degli “entusiasti” – è spesso preso dal morbo della pignoleria più gretta.

Ho letto tante volte persone recensire strutture con quattro stelle, (il massimo è cinque) per poi prendersi la briga di compilare un commento lungo centinaia di parole, soffermandosi pedantemente su dettagli minimi.

La sensazione è che con l’arma in proprio pugno di un account, si creda di essere trasformati automaticamente in giornalisti.

Ma la smania di onnipotenza che questi siti hanno scatenato nella gente, crea situazioni odiose e difficilli da sopportare.

M. ha un albergo a Levanto e qualche settimana fa, un cliente le dice che  se non riceverà uno sconto, scriverà male della sua struttura.

Anche questa, è la libertà di espressione! Che messa però nelle mani di piccoli uomini senza morale, concorre a determinare una scelta o un rifiuto da una parte, un guadagno o una perdita dall’altra.

Per il mio prossimo viaggio, continuerò a fidarmi del mio naso e della bibbia dei viaggiatori di tutto il mondo, che purtroppo a causa del massiccio avvento delle consultazioni online, rischia di chiudere i battenti: la Lonely Planet.

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