Guai a non dirsi: voglio di più!

make it happen

Quando la ditta per cui lavorava da anni l’ha messo in cassa integrazione, Andrea S. è passato al piano b. Invece di starsene a rimuginare su quel che la vita gli aveva tolto, ha avviato un’attività di consegna a domicilio in bicicletta. Parma è la patria dei ciclisti (fosse vissuto in Liguria avrebbe dovuto fare una chiacchierata con il medico sportivo di Lance Armstrong) e così, tra una consegna di fiori, frutta e verdura, materiali da ufficio, riesce a coprire tutto il comprensorio cittadino.

Vincenzo fa il muratore da quando ha quattordici anni. Quando parla del suo lavoro o deve risolvere un problema a casa tua, ha la stessa passione che userebbe un artista nel descrivere la propria opera e la stessa convinzione di un dirigente all’alba di un rinnovamento aziendale. Spesso gli capita di svegliarsi di notte con la soluzione ai problemi in un cantiere. Da oltre un anno però, il settore dell’edilizia vive un periodo di profonda crisi, e Vincenzo – uomo di ingegno e fantasia – non è rimasto a guardare. Pur continuando con i piccoli lavori da muratore, ha avviato in parallelo un’attività con la moglie: una rosticceria-pizzeria siciliana. Ed anche se mischiare cemento non è esattamente come impastare una pizza, il risultato è ugualmente ottimo.

Forse, nè Andrea nè Vincenzo si immaginavano una così totale perdita di riferimenti, eppure sono riusciti, senza perdersi d’animo e con una buona dose di creatività, a convertire in positivo gli eventi, creando per se stessi un’altra opportunità.

Quando insegnava a tempo pieno in una scuola superiore, mio marito non aveva mai pensato all’eventualità di entrare nel mondo delle traduzioni. Una volta lasciato l’insegnamento e trasferitosi altrove, una carriera da tradutture non solo si è dimostrata inaspettatamente appagante, ma una concreta possibilità di lavoro.

A casa senza più un lavoro con la mia figlia più piccola, il mondo era improvvisamente diventato grande quanto la mia sala da pranzo; quando tutto sembrava perduto ho cominciato a scrivere. Avessi continuato a insegnare italiano, approfittando di quelle poche certezze che il lavoro mi offriva, non avrei mai sentito il bisogno di avventurarmi in questo strano viaggio.

Il lavoro fisso e il piacere della busta paga, la sveglia che suona alla stessa ora ogni mattina, la vita scandita dai ritmi del lavoro, regalano una tranquillità mentale a cui molti – sia per indole che per ovvie ragioni economiche – farebbero fatica a rinunciare.

Tuttavia – soprattutto per quelli che ripetono gli stessi gesti senza nemmeno un decimo di quel piacere che Vincenzo mette nel rifare da nuovo una parete – l’assuefazione alla monotonia di una quotidianità sempre uguale a se stessa, porta la gente a dimenticarsi delle proprie passioni o peggio ancora dei propri talenti.

E lo scorrere sempre uguale dei giorni e delle notti, finisce sempre per portare via, pezzo dopo pezzo, il desiderio di osare sperare in qualcosa di migliore.

E malgrado non per tutti ci sia un posto in paradiso, riuscire a ricavare da una sfiga sopraggiunta per caso, una nuova possibilità capace di abbracciare una nostra passione, è più auspicabile che attendere la pensione senza aver più nulla da dare al mondo.

2 thoughts on “Guai a non dirsi: voglio di più!

  1. Bia

    Ne parlavo proprio 10 minuti fa con una mia amica, e sono completamente d’accordo con te! A volte le “catene” dolci che ci imprigionano ce le facciamo amiche e guai a chi tenta di liberarci, ma in realtà quando la vita ce le spezza ci ritroviamo di fronte a noi stessi come mai accadeva prima… e qui c’è solo una cosa da fare: fare! E con un’ottica diversa da prima si può anche imparare a vivere meglio 🙂

    1. è vero, a volte le persone non si accorgono di essere diventate automi e non più esseri umani con discernimento e intelletto.
      Mah!
      Grazie per il tuo commento,
      erica

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