Quesiti ultraterreni

angeli

I bambini sono piccole bombe a orologeria, non sai mai se e quando espolderanno. 

Con la loro disarmante capacità di approcciare qualsiasi tema, immuni – seppur per poco – da malizia, esplorano il mondo aggrappandosi alle parole che mettiamo loro a disposizione.

E’ interessante vedere come i quesiti dei bambini di ieri, rimangono i dubbi degli adulti di oggi, sembra che generazioni di figli e genitori ancora non abbiano capito cosa spinga la vita in avanti.

E quando la bomba esplode, si rimane con quel senso di disagio che resta, assieme al vuoto delle nostre spiegazioni.

Mentre ieri sera lavoravo al computer, la più grande esce dalla sua cameretta. 

Non riesce a dormire e nel suo pigiamone tutto d’un pezzo con svariati peluche sottobraccio, scende al piano di sotto da suo papà.

“Chi sono i miei amici che hanno un nonno o un genitore morto?”

“Hum. L’Elisa ha una nonna che è morta”

Pausa di riflessione

“Io no. Ho tutti i nonni”.

“Chi altro ha famigliari morti?”

“Mah … non lo so … io per esempio non ho più i miei nonni”.

“Ah … Quanti anni hanno?”

“Beh adesso avrebbero più di cento anni”.

“Vuol dire che anche tu e la mamma a cento anni sarete morti?”

“Sì. Ma sai, sono tanti anni. Tantissimi”.

E’ giù di corda. La spiegazione non la soddisfa. 

“Contiamo fino a cento?”

“Va bene”.

Contano fino a cento e lei si rende conto che cento è tanto. E pare contenta.

Poi si ferma un attimo, e cambia espressione.

“Cosa c’è?”

“Niente”

“Dai, me lo puoi dire”.

“Non te lo dico. E’ triste”.

E qualche minuto dopo, se ne torna a letto coi suoi pensieri.

Io avrei preferito che ci avesse fatto la cara e vecchia domanda su come si fanno i figli.

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