I’m back: eccomi qua!

Rispetto a due mesi fa, non sono cambiate molte cose.

A parte una, oggettiva e incontestabile: la dimensione della mia pancia.

Checché ne dica la gente – vuoi per farmi sentire meglio quando mi vedono trafelata o con passo paperesco in affanno dopo una decina di metri in salita – la mia pancia è un’entità a sè stante di dimensioni che sfidano la gravità, posseduta da un alien in continua breakdance.

Mancano due settimane al parto, ma come sempre ai dottori piace profetizzare che il tempo rimasto sia meno. Io nel frattempo, promettendo ai sagaci specialisti fiumi copiosi di champagne nel caso di pronostico azzeccato, attendo paziente, certa che anche questo giro passeranno dal via senza ritirare i soldi.

Sono stati due mesi vissuti pericolosamente.

C’è stata la fase Grey’s Anatomy, con virus gastrointestinale, seguito da scompensi da seduta che è meglio non specificare nel dettaglio; e poi bronchite (o similare) – non ci è dato sapere – visto che il medico di famiglia non è esattamente Dottor House. Quel che è certo è che in questo momento, l’aerosol che sputa fumo eau de uovo marcio, dovrebbe farmi passare la tosse nel giro di poco. Possibilmente prima delle spintarelle per far uscire a’ creatura.

C’è stata pure la fase Extreme Makeover. Che di estremo ha già tutto, se si considera la scarsa possibilità di azione in un appartamento di 65 mq.  stipato al centimentro.

La gente mi incontra per strada e mi chiede: “Dai che ormai ci siamo!”

Quello è il momento in cui realizzo che la pancia posticcia non è solo uno scherzo della genetica affissa sotto le poppe, peraltro irriconoscibili. E’ lì che mi rendo conto che la persona in nomination come attrice protagonista sul palco dell’ospedale di Lavagna, sarò veramente io.

Per il resto del tempo, vivo sdoppiata pensando che quella panzona ansimante non sono io, ma la mia controfigura.

La vallata, i parenti e il borgo intero sono tutti in stato di preallerta, manco ci fosse un’altra alluvione in arrivo. E le bambine fanno la loro parte chiedendo sempre più insistentemente: a) quando arriverà il fratellino e b) da dove uscirà il fratellino. A entrambe le domande, langue la mia risposta.

In ogni caso, io speriamo che me la cavo.

 

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