Uno dei vantaggi di programmare un taglio cesareo è quello di evitare l’effetto sorpresa di un parto naturale. Niente pathos, né congetture angoscianti che si agitano nella mente della partoriente. Un’operazione chirurgica pulita, liscia, dal sapore un po’ borghese.

Al resto del mondo, del quale faccio parte anch’io, non resta che interrogarsi quando, come e dove il circo della nascita inizierà il suo spettacolo.

Pur avendone affrontati altri due, non c’è niente di confortante nel rivedersi in 3D nella chiamata alle armi.

Ci si sente sempre come il primo giorno di scuola.

E’ vero che potrebbero comparire riferimenti comuni alle passate esperienze, ma tutti sanno che ogni parto è un universo unico e imprevedibile, raramente sovrapponibile ad un altro.

E così, l’imminente sceneggiatura si accavalla nella mia fantasia, srotolandosi come una pellicola di fantascienza in Super 8…

Sono all’asilo e mentre salgo le scale portando le bimbe a scuola, un fiume d’acqua scende dalle gambe imbrattando i pantaloni premaman. Ci sono molte versioni della stessa scena, con il solo cambiamento di location: a volte è la cassa del supermercato, la fila in Comune, durante una riunione importante, mentre litigo con qualcuno…

E’ notte fonda, nel dormiveglia percepisco le prime avvisaglie. Dolori sopportabili che si alternano a momenti di calma. La notte trascorre in bianco e al mattino mi avvio verso l’ospedale. Esiste una versione strong della stessa pellicola, quella in cui alle prime avvisaglie, sempre in notturna, i dolori si intensificano e dopo aver svegliato la vicina di casa, le lascio le bambine e corro in ospedale. Nei momenti di down, riesco a proiettare una versione horror della stessa trama: notte, avvisaglie, bambine scaricate dalla vicina, e tra Deiva Marina e Sestri Levante arrivano, inconfondibili, le prime spinte. Il bambino nasce su un viadotto che si affaccia sulla Val di Vara.

E’ mattino, per qualche ragione sconosciuta mio marito non è con me e io partorisco sull’ambulanza che mi sta portando in ospedale. Al posto delle ostetriche, volontari che incontro ogni tanto al supermercato e che probabilmente resteranno traumatizzati a vita. Forse cambieranno anche città.

Tutto il resto, è noia.

One thought on “Toto-parto

  1. Teresa

    In bocca al lupo! Andrà tutto benissimo!

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