Un paio di cose che avevo dimenticato…

C’è chi dice che ad ogni figlio si diventa più sgamati. Che il terzo “viene su da solo”. Che in fondo è come andare in bicicletta.

Io dico che si fa presto a dimenticare alcune piccole, basilari nozioni rimosse col tempo e il ritorno alla normalità …

La trepidante attesa che non appena appoggiato nel lettino, spezzerà l’incantesimo svegliandosi in un attimo, giusto dopo un paio di stiracchiamenti e grugniti.

L’illusione di leggere sul quadrante dell’orologio che sono le sei del mattino e la fregatura di scoprire che invece, è solo mezzanotte. E lui, è già sveglio.

Studiare ogni espressione del suo viso, indovinando la sua prossima mossa per sapere cosa lo renderà felice, o cosa provocherà un pianto inconsolabile.

Costruire castelli di carta se abbia mangiato a sufficienza, se il vento lo innervosisca, se l’ovetto sia meglio del lettino, se la stanza sia troppo fredda, se sia stata una buona idea mangiarsi cinque fette di salame.

Orbitare intorno a un esserino lungo 55 centimetri di poco più di tre chili e mezzo.

Chiedersi se arriveremo mai a dimenticarcelo in casa, farlo cadere dal letto, ruzzolare giù dalle scale con lui in braccio, lasciarlo incustodito nelle grinfie della gatta nera.

Soprattutto, dopo tre anni di sonni beati, è terribilmente facile scordarsi come sia duro svegliarsi di notte, proprio sul più bello. Venir tirati per i capelli durante quel sogno speciale, quando il letto è in assoluto il posto più bello del mondo.

Ci sarà pure un motivo se dicono che è meglio fare i figli da giovani.

 

 

 

Leave a Comment