E’ tutto un attimo

Ricordo momenti di grande sconforto quando la mia primogenita è nata.

Anche con la seconda, nella solitudine di un appartamento silenzioso, passavo le giornate a guardare l’orologio, calcolando quanto tempo mancava prima che mio marito tornasse dal lavoro.

Quando la bambina non dormiva e non smetteva di piangere,  ricordo ripetere a me stessa, come un mantra: “Quando avrà tre mesi le coliche saranno passate”.

Ai tre mesi,  mi dicevo: “Quando avrà sei mesi starà seduta e si distrarrà molto di più”.

C’era sempre un traguardo più promettente e roseo verso il quale puntare, perché il presente, così come era, aveva contorni indefiniti, riferimenti diversi e logoranti. Il presente, non era come l’avevo immaginato.

I primi mesi di vita delle mie figlie non vibravano di quella serenità o appagamento che la gente tende a farti credere (scatenando poi gli inevitabili sensi di colpa) ogni madre debba provare.

Sono stati mesi infernali! Altro che bonding con il neonato in uno scenario a tinte rosa, stile magazine per neo genitori…

Nel quadretto famigliare si scordano di dirti che la vita come l’hai sempre conosciuta è finita, che la tua indipendenza personale sarà messa in standy by per almeno quattordici anni, giusto il tempo delle superiori.

Baby # 3 ha ora scombussolato le nostre vite di nuovo; in un attimo siamo tornati al via, al punto zero.

Qualcosa però è profondamente cambiato.

La mancanza di sonno, trovarsi in pigiama alle undici del mattino, lavarsi i denti poco prima del pranzo, le veglie notturne contando i passi della stanza o le oscillazioni della sedia a dondolo prima che si addormenti, non contengono più quell’elemento di inquietudine che una circostanza nuova può dare.

Sono dejà vu.

E’ un film già visto del quale si ricorda benissimo il finale. E’ uno slogan che ripete, a tutte le mamme e papà del mondo che “Tutto Passa”, unica certezza in mano ai genitori di ieri, oggi e domani.

Le notti in bianco, gli strilli al calar del sole, i pasti consumati in due minuti e mezzo, il desiderio di evasione, termineranno un giorno nella malinconia di un’unica espressione retorica: “come sei diventato grande”!”

E dunque stavolta, questo grande sacrificio che è crescere i figli, lo vivrò pienamente nel presente, in modo da imprimere indelebile nella mente, tutti quegli istanti che un soffio fugace farà volare via.

 

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