Marcatura a zona e le mogli dei militari americani

Sabato scorso la mia giornata non prometteva nulla di buono.

Alle nove, mio marito si sarebbe incontrato con dei clienti e per tutto il giorno sarebbe stato con loro a scarpinare su e giù per le Cinque Terre.

Io, invece – a causa di forza maggiore chiamata allattamento – restavo a casa coi tre scugnizzi.

Soli con una seienne, una quattrenne e uno di due mesi, non ci si annoia di certo.

Oltre che a sopravvivere, si cerca principalmente di far fronte alle due esigenze primarie: assicurarsi che tutti mettano del cibo sotto i denti – solido o liquido che sia – e salvaguardare la buena onda famigliare. Ma sì… quel buon umore che se mantenuto potrebbe anche farti credere di essere una mamma veramente cazzuta, ma che, nel momento in cui si sgretola – per via di una Barbie smozzicata o un barattolo di yogurt diventato improvvisamente insostituibile – trasforma la casa nel ring di un incontro di wrestling e da mammapiù passi ad essere la versione sfigata di Hulk Hogan.

Alle otto e venti stavo facendo i biscotti al burro, alle unidici il puzzle di Violetta (chi sia costei, io lo ignoro) e all’una stagliuzzavo fogli di carta che finivano sullo scrap book della più grande.

Ma alle due, la patina di heaven domestico si è assestata sulla più umana media nazionale. Semplicemente così: il piccolo ha smesso di dormire e le due partivano con il loro successo più noto “Questo è mio, no è mio”. E il cielo ha deciso di annuvolarsi.

Urgeva decisione improvvisa ma risoluta.

Treno per Monterosso e incontro con il daddy per una mezz’ora. Nel gruppo di clienti c’erano due bambine coetanee con le nostre, puntavo sull’arpionamento Italian Style.

In pochi minuti eravamo pronti – perché se c’è da andare all’asilo sono ore di toeletta mentre se c’è un treno da prendere vanno come il vento -, il bimbo debitamente deposto nel marsupio (le stazioni in Italia con un passeggino stanno un po’ come Venezia per un disabile = impraticabili) e tutti in partenza. Non saprei dire se i sorrisi della gente nascondessero ammirazione o commiserazione.

Quattro minuti di treno e dieci di camminata dopo, incontravamo i gitanti nella parte vecchia di Monterosso…

Da qualche tempo veniamo contattati dalle famiglie americane che stazionano nella base militare di Vicenza.

Mentre i mariti sono in missione in giro per il mondo, da sei mesi fino a un anno, le mogli e i bambini restano a casa ad aspettare.

R. ha prenotato un tour con noi, mentre il marito era in Uganda. Con lei c’erano due amiche, mogli di ex militari ora congedati, e il suo terzogenito di cinque mesi. Il bimbo stava nel marsupio e lei andava su e giù per i sentieri del Parco.

K. è venuta qui col marito, le tre figlie e i suoceri. Per un anno, suo marito è stato a Kandahar, lei intanto cresceva le piccole da sola. Quando lui è tornato, le due più grandi avevano tolto il pannolino.

Un anno senza il marito. Tre figli da crescere senza aiuto.

La mia piccola, insignificante giornata da sola, a quel punto, mi è sembrata una passeggiata nel parco.

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