Howdie! Texane in arrivo

Succede sempre così.

L’evento in gestazione, programmato, temuto, sezionato maniacalmente in ogni piccolo dettaglio finisce sempre per bussare alla porta. Non importa se si tratti di mesi o anni di attesa o se il tragitto sembri non terminare mai. La vita arriva alle spalle, veloce e inarrestabile, e mette fine in un soffio a quel tempo estenuante in sospensione.

Per qualuno è il matrimonio, per altri la fine della gravidanza, altri ancora aspettano l’ultimo giorno di lavoro.

Noi aspettavamo loro: 28 texane in Italia per studiare l’agricoltura tradizionale e l’ecosostenibilità, il tutto condito con qualche colossale mangiata e bevuta didattica.

28 contro 2. Per quattro settimane di passione, divise tre figli da gestire all inclusive.

Così, un tardo pomeriggio di maggio, sotto i binari della stazione dei treni, sono sbucate dal tunnel sotterraneo, ventotto facce. Cinquantasei occhi . Facce stravolte in attesa di un cenno per salire sul primo taxi che le avrebbe portate a casa.

Per le prossime quattro settimane, sarà una grande famiglia allargata, in cui se il wifi è lento, se la chiave si spezza nella toppa, se la lavatrice non funziona, se l’elettricità è saltata, se la compagna di stanza soffre di aerofagia, ci sarà una sola risposta. Noi.

Quattro settimane per essere il padre e la madre.

Ma anche un po’ lo spirito santo.

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