Il circo in casa

Ore 07.30

Sono in piedi e sto stendendo la crostata fatta la sera prima.

Un paio di faccende in casa e poi via in bicicletta verso la lezione di italiano giù in paese.

Alle undici, finita la lezione, arriva Doug a darmi il cambio. Io prendo bambini, lui prende studenti. High five e goodbye.

Passando dai giardini c’è il banco dell’asilo, vendono i prodotti dell’orto che i bambini hanno coltivato durante l’inverno. Ci fermiamo e compriamo fave, patate e limoni.

Il piccolo reclama cibo. Mi fermo sulla panchina e lo allatto.

Alle dodici arrivo a casa, niente di pronto e le due hanno fame. Preparo delle piadine di fortuna e carote crude da mangiare rigorosamente sul divano davanti a un cartone.

E’ l’anarchia! E a culo i sani principi sull’educazione.

All’una e mezza arriva Doug, ha tradotto in simultanea un seminario sui muretti a secco. Mangiamo qualcosa al volo e poi pronti per il ritrovo in stazione.

Ma prima, apparecchiamo la tavola per la cena di stasera. E’ in quel momento che mi sento una via di mezzo tra il marito di “A letto col nemico” e “Mister Bean”.

Alle quattro si fa un giro di Riomaggiore con il gruppo e alle cinque degustazione vino.

Oltre ai miei tre figli ci sono anche quelli dei due professori quindi, visto che non devo occuparmi della traduzione, mi autodelego a trasformare un angolo di paradiso a picco sul mare nel distaccamento delle Tagesmutter.

E non passa veramente più.

Mi balena in un attimo l’istinto assassino di arraffare da un tavolo la bottiglia di bianco da quattordici gradi e scolarla a collo, ma poi opto per un disegno da far indovinare ai bambini.

Ore 19.

Il gruppo di ragazze, allegramente alticcio, si avvia ai binari. Faranno serata a Monterosso, noi torniamo a casa, abbiamo gente a cena.

Ma prima dobbiamo passare a prendere gli spiedini ordinati dal macellaio. Abbiamo circa dieci minuti prima che i nostri ospiti, due professori del Minnesota, arrivino a casa con lo shuttle dell’albergo.

Doug smonta al volo, il piccolo strilla, fuori la tetta e oplà, silenzio.

Squilla il telefono.

“Piccolo contrattempo. Il macellaio ha dato i nostri spiedini alla mamma di Camilla”.

“CO-CO-COME?”

“Sta scendendo giù a portarceli”

A cinque minuti dall’arrivo degli ospiti siamo pronti per tornare a casa con i nostri spiedini.

Manca solo la sirena.

In casa! Sulla tavola ci sono pure le rose nel vaso. Quando morirò voglio intarsiato nel marmo “Era un genio“.

Din-Don. Ecco i professori. Giusto il tempo di cambiare maglia e via in modalità padrona di casa.

Sono le undici e mezza e la giornata finisce.

Se anche voi, qualche volta, vi sentite un giocoliere da circo…niente paura: siete in buona compagnia.

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