Picchiami, picchiami forte

Avevo pronunciato la fatidica frase a mia suocera quando è arrivata in Italia: “se questa volta non faccio almeno due uscite senza bambini con mio marito, picchiami forte con una mazza da baseball”.

Oggi, giorno della sua partenza, avrebbe dovuto bastonarmi. E forte.

Avevo in programma di affittare per un’ora il s.u.p. (stand up paddle) e rifarmi della brutta figura di qualche anno fa quando – causa i troppi bicchieri di Lambrusco – i minuti in piedi sulla tavola furono decisamente inferiori di quelli passati in acqua dopo rocambolesche cadute. Volevo anche andare fuori a cena con mio marito e mollare ignominosamente, senza voltarmi indietro, i tre figli a casa. Mal che vada – mi illudevo – un aperitivo fashionevolmente lungo. Macchè.

E’ stata una settimana al limite del sovraumano, è vero. Di quelle settimane dove ci si sente un po’ Efigenia Doubtfire e un po’ Fracchia, e mai tata Lucia.

In ordine, c’è stata la costruzione della doccia esterna con ciotoli e pietre che ha visto la sottoscritta dominare poderosamente spatola e cazzuola mentre mio marito restava in postazione betoniera.

Poi c’è stata la lezione aperta di danza della più grande, fonte di enorme ansia da prestazione nella madre (io), la quale non doveva fare assolutamente nulla ma che per effetto osmotico pareva dovesse essere lei sur les pointes.

In calendario per il giorno dopo, il devastante spettacolo di fine anno – di quelli che off broadway ci fa una pippa – preceduto da ancor più devastante pizzata di fine anno. L’evento in sé merita una parentesi divagatoria. Sala con rimbombo tipo concerto Metallica, il bambino piazzato ad altezza tetta sudato marcio nella tutina messagli dal papà (io mi ero assentata nel tardo pomeriggio in una sudatissima lezione Pilates pre-pizza e pre-spettacolo). Le bimbe in versione I come from the Vele of Scampia correvano per il carugio con gli altri scugnizzi, vestite con abiti di scena (cioè: una, perché l’altra mugugnava e rifiutava categoricamente di indossare il vestito colpevole di essere troppo poco trendy– età 4 anni, ndr). Io, cercavo di tenere in piedi una conversazione con la mamma di fronte a me urlando tipo mercato rionale. E con l’unica mano libera, arraffavo pizza come se non ci fosse più un domani.

Sabato festa di compleanno della piccola a casa nostra e ieri sera grigliata di saluto ai miei suoceri. Con morte sul colpo del barbecue e relativa fine cottura in cucina.

E poi, naturalmente lavoro, allattamento, vaccinazione + febbricciattola per il piccolo, annaffiatura giardino, orto e un barlume di vita di coppia.

Va beh è stata una settimana infernale.

Ma noi siamo due imbecilli che come al solito non hanno approfittato della presenza dei nonni. Che invece, ringraziano per la vacanza riuscitissima.

 

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