Notti mondiali

Nel 1990 avevo quattordici anni e in quell’estate l’Italia viveva la febbre del calcio.

I mondiali venivano ospitati per la seconda volta nel nostro paese e l’evento giungeva dopo una kermesse mediatica senza precedenti. Si era pure votato il nome da dare alla mascotte dei Mondiali – un omino fatto a cubetti coi colori della bandiera –  ed aveva vinto l’originalissimo ciao, che se l’era giocata probabilmente con mandolino, spaghetti e mafia.

Bennato e la Nannini imperversavano con ‘Notti Magiche’, facendo presagire vittoriose serate.

Un giorno, mio padre si presentò a casa con una palla da calcio piccolina dove per su ogni faccia c’era la bandiera di tutte le ventiquattro squadre qualificate. Quando schiacciavi la bandiera, partiva l’inno nazionale di ognuna.  Era in assoluto la più grande figata che si potesse possedere in quelle settimane.

Poi le bandiere smisero di intonare gli inni e le notti magiche finirono. Precisamente il 3  luglio.

Martino, il barista, aveva messo fuori dal suo locale un televisore e una cinquantina di sedie all’aperto. Dai palazzi affacciati sul piazzale, si correva per i posti migliori e guardare in prima fila Italia – Argentina.

I mei avevano invitato a cena una coppia di amici e il figlio che era stato mio compagno d’asilo. Non ricordo molto di quei 120 minuti. So solo che una volta eliminati ai rigori, alle grida furibonde della platea giù in strada, seguì un silenzio immobile, incredulo.

Io e Simone restammo seduti sul balcone della mia camera, mischiando il sudore alle lacrime, grati al buio della notte.

Ieri sera, come allora, la Germania ha vinto il suo quarto mondiale.

Mio marito, già addormentato, mormorava ogni tanto frasi sconnesse sull’andamento della partita mentre io, seduta in poltrona, guardavo nell’oscurità della camera da letto la diretta Rai sul computer. I bambini, nella cameretta di fianco, riposavano in attesa delle loro notti magiche.

Sembra ieri, eppure sono passati ventiquattro anni.

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