Mamma li pidocchi

Un’estate di quasi trent’anni fa, giocavo sotto il sole rovente in un cortile di cemento.

Il cortile, ora è un fazzoletto non più grande di un campo da tennis, sembrava allora il west sconfinato per noi bambini che gironzolavamo all’ombra dei casermoni popolari, dalle finestre e dai mille occhi. Quel pomeriggio di fine estate, lo sguardo vigile di mia nonna, fissava attentamente i miei movimenti, mentre calciavo un pallone ‘Super Tele’ blu e nero. Le mie azioni parlavano chiaro e riesco ancora rivedermi sulla discesa polverosa, mettere le mani tra i capelli bagnati, e grattare a più non posso con un gusto indescrivibile.

Mo la s’grata cla putenna lì“. Disse mia nonna a mia madre, in dialetto parmigiano.

Ma fu solo il giorno dopo, nel negozio di scarpe in città dove un’amica di mia madre faceva la commessa, che il verdetto fu implacabile: “Ma toh, guarda. Un pidocchio!” Fece la voce candida della signora mentre mia madre sbiancava.

L’imbarazzo di mia madre non fu niente in confronto alla vergogna di mia nonna Tina, ultra settantenne, che dalla parrucchiera fu trovata in piena pediculosi.  L’ultima volta che li aveva presi era in tempo di guerra e allora ci si lavava la testa con il petrolio…

Abitavamo ancora nella vecchia casa e ricordo mia madre, davanti alla finestra della cucina, intenta a passarmi il pettine fitto fitto per togliere pidocchi e uova subito dopo il trattamento.

In casa, avere i pidocchi, voleva dire entrare nella categoria dei disagiati, degli sporcaccioni, qualcosa che non doveva capitare alle persone perbene.

A me delle bestioline alate che nidificavano nella mia testa non me ne fregava un bel niente, ero in ansia per la cena di inizio anno coi miei compagni di classe, che si sarebbe dovuta tenere da lì a pochi giorni e per la quale mia mamma mi aveva comprato una maglietta a rete color beige, della quale andavo fierissima.

Sarà per questi ricordi ancora così nitidi nella mia mente che quando qualche settimana fa, la mia figlia più grande ha cominciato a grattarsi in testa, mi ci è voluto un secondo per tirare fuori dalla valigia della memoria l’unica risposta plausibile: “mamma, li pidocchi!”

La bambina che sedeva paziente davanti a una finestra in cucina, stava ora in piedi di fianco a un davanzale d’ardesia e ispezionava la testa riccioluta di sua figlia. Per trovare, dopo poco, un piccolo insetto alato che vispo, si aggirava sulla cute.

La storia si ripete ma ogni tanto sarebbe carino che non lo facesse.

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