L’italia non è un paese per neri

Ho insegnato italiano agli stranieri di mezzo mondo, ma i ricordi più belli sono quelli legati alle classi stracolme di immigrati – spesso clandestini appena arrivati in Italia – dagli sguardi impauriti, smarriti e infinitamente riconoscenti per una gentilezza inaspettata.

Una marea nera, seduta silenziosa ad attendere l’inizio di una lezione che per molti significava il primo passo verso un lungo percorso di integrazione, sforzi, nuova vita.

Con loro ho ballato la makossa camerunese, mangiato alloco fritto alla ivoriana, sono quasi morta nel provare le salse piccanti, e ho visto che senza la differenza c’è un mare piatto di noia, che l’uniformità è incolore.

Già. Frase banale, ma non in Italia.

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