Mi ti ci si vi ci vi mi ti ci

Per fare gli insegnanti ci vuole una certa indole dittatoriale altrimenti finisci per essere soggiogata dall’indole dei tuoi studenti e se ciò avviene perdi ogni possibilità di autorevole rispetto.

Coi figli vale lo stesso discorso.

Se afferrano che le tue minacce non avranno mai un seguito, capiranno nel giro di pochissimo quali sono i tuoi punti deboli e allora la battaglia sarà irrimediabilmente perduta.

Mi fanno diventare matta quelle mamme che levano il dito minaccioso -in Italia il dito è onnipresente –  e urlano ultimatum su ultimatum mentre il bambino imperterrito continua a fare i benemeriti fatti suoi.

La parte migliore è quando inscenano la ramanzina didattica col vano tentativo di insegnargli a stare al mondo e cominciano con una sfilza di pronomi impersonali del tipo “Non SI fa” o “Non ci SI siede qua”…che a me ricorda tanto Anna Marchesini nel ruolo della ‘cecata‘.

L’altro giorno ero al parco giochi, avevamo appuntamento con un amico di Julia per dargli il regalo di compleanno; Julia teneva in mano la confezione tutta contenta e non vedeva l’ora di dirgli  “Tanti auguri Richi”; ci eravamo preparate per tutta la camminata verso il parco.

Richi arriva, timido e indeciso, prende coraggio e si avvicina alla Julia; all’improvviso come una furia si precipita un altro bambino e si avventa sul pacchetto.

Nessuno riesce a fermarlo.

Ha una missione: scoprire cosa si nasconde sotto la carta regalo.

Ci può stare che l’impulso del bambino guastafeste sia irrefrenabile, ma una domanda sorge spontanea: dov’era sua mamma?

La mamma era di fianco a lui che rideva con la nonna trans – lo so, suona politicamente scorretto ma non riuscivo a capire se era una  nonna o un nonno –  e tra uno sghignazzo e l’altro blaterava: “Ma amore, non SI fa, lascia stare, non SI apre il regalo del bimbo”.

Secondo voi il bambino l’ha ascoltata?

Appunto.

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