Quei parassiti che chiamano figli

La pizza è pronta in tavola, ma lui ancora non è arrivato. Ci sono due ore di strada da casa sua al luogo di villeggiatura in cui si trovano i suoi genitori. Noi siamo invitati a cena e abbiamo il via libera dai padroni di casa di azzannare la prima fetta. Deliziosa, appena sfornata. Dopo una ventina di minuti, il rumore della macchina annuncia l’arrivo del figliol prodigo. Entra scorbutico e saluta la nostra presenza come un’invasione non annunciata. Si lava le mani e siede a tavola. La madre esegue il presentat-armsfoderando il primo pezzo, ma la temperatura non è gradita al nuovo ospite e al pari di un cliente al ristorante sul punto di minacciare una cattiva recensione, rimanda il piatto in cucina con la specifica richiesta di riscaldarlo. Parliamo di una cena consumata a metà luglio nel mezzo dell’estate più calda degli ultimi 137 anni, e il protagonista del siparietto non è un mocciosetto capriccioso, ma un uomo sposato di 40 anni.

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