Ritornare a casa

Questa mattina dal fruttivendolo ho assistito ad una scena di triste e desolante disperazione.

Una donna della mia età ma che dimostrava almeno dieci anni di più, comprava ed infilava svelta nella borsa, una bottiglia di Lambrusco raccontando alla commessa un mare di scuse su una festa alla quale avrebbe portato la bottiglia.

Era chiaro che il vino l’avrebbe scolato lei soltanto e che quelle bugie non convincevano neppure lei.

L’episodio è eclatante ed estremo, sebbene non raro, ma ci sono tanti altri modi di perdere la strada di casa, di confondere i passi.

Ogni volta che corriamo quando dovremmo camminare o quando esplodiamo per una macchia nel vestito appena lavato di nostra figlia, quando non ci emozioniamo più alla vista del nostro amato o quando speriamo ardentemente che smetta di piovere, quando continuiamo a rimandare quella lettera ad un’amica o quando insistiamo nel dire di non aver mai tempo.

E’ tempo di tornare a casa.

“Molti sono i modi per tornare a casa: alcuni profani, alcuni divini. Rileggere brani di libri o poesie che ci hanno commosse. Passare anche soltanto pochi minuti in riva a un fiume, accanto a un corso d’acqua o in una caletta. Sdraiarsi per terra nella luce che filtra tra gli alberi. Stare con la persona amata senza avere i bambini attorno. Camminare o guidare per un’ora senza meta e poi tornare. Prendere un autobus con destinazione ignota. Tamburellare con le dita ascoltando musica. Raggiungere un posto dove le luci non interferiscono con il cielo notturno. Stare con un amico speciale. Tenere in braccio un bambino piccolo. Sedere in un bar, accanto alla finestra, e scrivere. Asciugarsi i capelli al sole. Aprire le mani sotto la pioggia. Curare le piante e sporcarsi ben bene le mani di terra. Contemplare la bellezza, la grazia, la commovente fragilità degli esseri umani.”

Essere felici, è un dovere.

 


2 thoughts on “Ritornare a casa

  1. E’ proprio vero, se una persona tenta di giustificare una sua azione quando non le viene richiesto è un sintomo inequivocabile che questa persona si vergogna di quello che sta facendo; è logica conclusione quindi pensare che questa persona non è felice.
    Abbiamo il dovere, prima ancora di essere felici,di tentare di comprendere in cosa la felicità consista veramente …… dopodichè possiamo agire.

    Un saluto

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