Il filo invisibile

In un bar superchic sorseggiando del profumatissimo Sauvignon con tre amiche di vecchia data, ascoltavo ieri sera la storia di una mamma con un figlio piccolo che, dopo tre anni di clausura dovuti al piccino ora si presenta tutte le sere nel locale della mia amica, bevendo e tirando tardi.

Abita di fronte al locale e il bambino lo tiene controllato con il baby monitor.

Il fatto è triste per una serie di motivi.

In primis, la immagino a dare l’ultimo sguardo al bimbo addormentato nel lettino incapace di frenare il desiderio impellente, e poi penso alla repressione che questa donna deve aver provato negli anni seguiti la nascita del figlio.

E’ una sensazione che conosco fin troppo bene e per questo non sento di condannarla del tutto, anche io per tre anni ho vestito i panni esclusivi di madre, abnegando divertimenti, vita sociale e passioni e nonostante tutto  impossibilitata a placare quel vago senso di inadeguatezza che languiva strisciante.

Dopo diverse sedute di psicoanalisi, ho iniziato a mettere in pratica il consiglio della terapeuta di ritrovare il filo conduttore con la donna che ho lasciato tre anni fa ma con la consapevolezza della donna che sono ora.

Risultato: aperitivi, uscite serali, vita sociale, passione per la vita e una ritrovata armonia famigliare.

Il viaggio ahimè non è facile e non per tutte la soluzione appare così evidente, spesso le giovani madri oltre ad essere schiacciate dal senso di responsabilità sono affiancata da mariti e padri distratti ed assenti.

Pensavo alle numerose beffe nella vita delle donne moderne.

Passiamo la maggior parte della nostra vita feconda ad ingozzarci di anticoncezionali, per poi scoprire che non è affatto semplice rimanere incinta dopo i trenta anni. Oppure aspettiamo pazienti l’affermazione nella carriera di nostro marito che viene prima del nostro desiderio di maternità, per poi scoprire a quaranta anni che ha trovato un’altra più giovane e già gravida. Oppure passiamo gli anni giovanili affermando la nostra intatta indipendenza, per poi udire un bel giorno il ticchettio dell’orologio biologico e scoprire che tutto quello che vogliamo è essere catturate.

Purtroppo non ho una formula per debellare l’epidemia che sta creando madri snervate e donne attempate in cerca di seme, ne ho già abbastanza dei miei di mazzi e se non ci credete chiedetelo alla mia psicologa.

Quello che so è che per recuperare il filo con la donna che ero, ho fatto indigestione di ricordi, ho comprato Guinness dall’Africa Market sotto casa, ho ascoltato i primi album dei Modena City Ramblers, ho riguardato le foto della mia fuga irlandese e ho sorriso a quella giovane donna.

Ho sorriso perché in fondo non ci siamo mai lasciate ed è destino che rimanga in questo mondo ancora a lungo.

La rivedo già negli occhi e nei visi delle mie figlie.

One thought on “Il filo invisibile

  1. sarasx

    complimenti, il tuo blog è proprio carino!! e ti do ragione su quanto scrivi!! (pur non avendo nessun pargoletto 🙁 o forse proprio non avendolo!!!!)

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