Jovanotti è l’esempio di come il giudizio iniziale su qualcosa o qualcuno diventi in via definitiva un pregiudizio difficile da smontare.

Una volta catalogata in un comparto stagno della mente, una persona ha molta difficoltà ad essere vista sotto una luce diversa, scardinare le proiezioni degli altri richiede tempo perché si devono abbattere diffidenza e sospetto che nascono dal dover cambiare opinione.

Bisogna andare oltre il detto che dice ‘la prima impressione è quella che conta’.

Gli anni passavano ma per me l’immagine di Jovanotti non riusciva a staccarsi da quelle prime canzoni, cronologicamente lontane di più di un ventennio (!), non proprio indimenticabili come “Sei come la mia moto” o “Gimme five”.

Ma il seme della curiosità ha cominciato piano a germogliare, e qualche giorno fa tra gli scaffali di uno dei rari negozi di musica rimasti, ho comprato il suo ultimo album, “Ora”.

Uno può pensare che dopo il dolore per la perdita della madre, l’istinto di un artista vada verso tonalità malinconiche ma non è questo il caso, qui invece c’è una grande carica di vita ed è perfetto per essere ascoltato adesso che la natura comincia a risvegliarsi dopo il lungo fermo invernale.

Se cercate l’elegante poesia o le raffinate composizioni di alcuni cantautori italiani potreste rimanere delusi, ma le canzoni sono ognuna diverse, la musica e il ritmo non si ripetono e l’umanità che si respira è vera, sincera.

Non ci sono sforzi di pretendere d’essere qualcosa che non si è; l’aria che si respira è genuina senza orpelli inutili.

Unico avvertimento: ci sono ottime probabilità che  il refrain di questo singolo rimarrà con voi giorno e notte…

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