A dispetto della diffidenza iniziale, non posso non essere entusiasta di questa serie televisiva in onda già da qualche anno sul satellite ma che abbiamo scoperto solo di recente grazie al consiglio dei miei nuovi vicini di casa.

Boris è una delle poche serie televisive made in Italy, e non sto parlando di soap opera né di fiction ma della classica situation comedy in cui gli americani sono maestri.

La storia è semplice e ruota intorno al dietro le quinte di un set televisivo dove viene girata “Gli occhi del cuore”, una scadente e mediocre fiction tv.

I personaggi sono macchiette, dai toni alle volte satirici, che incarnano le assurdità e le ipocrisie di alcuni ambienti italiani di oggi; c’è il regista esaurito e svilito privo di agganci politici che ha fatto del “fare le cose alla cazzo di cane” il suo motto, c’è la diva viziata e incapace di recitare raccomandata dal politico di turno, c’è lo stagista sfruttato con uno stipendio da fame, c’è il direttore della fotografia meridionale che dorme sul divano, sniffa cocaina e lavora il minimo indispensabile, c’è l’elettricista burino di fede laziale che non riesce a mettere in fila quattro parole.

Chi è Boris? E’ uno dei pesciolini rossi a cui il regista dà nome in onore di qualche stella del tennis internazionale, in questo caso Boris Becker.

Scordatevi le fiction Rai dedicate ai personaggi storici del secolo scorso o ai numerosi Papi, dimenticate i casi di medicina legale o sciagure in corsia, i venti minuti di Boris non contemplano drammi né sciagure.

Si ride, è vero.

Ma parafrasando una canzone di Guccini, si ride per non piangere perché se penso a quello che siamo diventati, che compassione che ho per noi!

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