Capitano mio capitano

Douglas insegna in una scuola pubblica, tendenzialmente elitaria, dove vengono insegnate le materie curriculari in più lingue straniere soprattutto inglese, francese, tedesco ma anche spagnolo e portoghese; è stata istituita principalmente per soddisfare le esigenze dei dirigenti di un’importante commissione europea arrivata in città.

Essendo di nuova costituzione, legata amministrativamente a Roma e didatticamente a Bruxelles, la scuola è stata gestita ogni anno da presidi diversi, spesso assenti e disinformati sulle problematiche degli studenti o sulle richieste del corpo insegnanti costituito da giovani entusiasti provenienti da tutto il mondo.

Negli ultimi anni ha preso vigore l’ipotesi che la scuola verrà gestita direttamente da Bruxelles, pur lasciando nelle mani del governo italiano la gestione del nuovo reclutamento e rafforzando le voci che con il nuovo bando di concorso quasi nessuno degli insegnanti avrà i requisiti per accedere al concorso.

Quasi la totalità del corpo docenti perderebbe così il posto di lavoro senza la certezza di essere trasferiti in qualche altro istituto; mesi di trattative snervanti, incontri tra rappresentanti e dirigenti, lettere al giornale non hanno portato a nessun risultato.

Fino a quando, uno dei migliori insegnanti della scuola, stimato dai colleghi e amato dagli studenti non ha scritto una durissima lettera di dimissioni in cui accusava la mala gestione della scuola e l’impossibilità a continuare in un ambiente che lede la dignità di chi vi lavora.

Questo insegnante si chiama Douglas, e oltre ad essere un uomo dai modi garbati ed equilibrato, un uomo da cui non ci si aspetta gesti plateali di insubordinazione, è anche mio marito.

Le carte in tavola si sono scoperte.

Il dirigente, improvvisamente partecipe, ha mostrato la natura arrogante dell’autorità nel momento in cui viene toccata nella sua credibilità.

Cosa ha fatto?

Quello che fanno tutti i capi abituati a zittire e impaurire, facendo credere che dissenso sia sinonimo di illegalità.

Ha intimidito, minacciando denuncia per diffamazione.

Ma ha commesso un errore.

Pessima idea intimidire un americano.

Un americano non cresce come noi nella paura di intrighi di corte, della diabolica macchina burocratica o di contorti cavilli legali che si ritorcono contro l’inerme cittadino.

Un americano sa che la legge tutela ed è cosciente dei propri diritti.

Un altro errore è stato sottovalutare la reazione delle altre forze in causa.

Gli studenti si stanno riunendo a sostegno dei loro insegnanti, gli insegnanti sono compatti e rinvigoriti e i genitori cominciano a preoccuparsi per il futuro formativo dei loro figli.

Questa vicenda porta due insegnamenti.

Il primo è il potere dell’integrità.

Se fai il tuo lavoro onestamente e al meglio delle tue possibilità, in accordo coi principi etici e morali di una società civile, allora non hai nulla da temere e la tua forza è inattaccabile.

Il secondo è che c’è sempre bisogno di qualcuno che spiani la strada, qualcuno che faccia il primo applauso, il primo gesto, il primo fischio. Non importa cosa, ma qualcuno deve cominciare.

Gli altri seguiranno.

Nel finale de L’attimo fuggente, la perfetta trasposizione cinematografica.

Douglas, sono orgogliosa di te.

4 thoughts on “Capitano mio capitano

  1. Douglas, come sempre massiccio. Questa penosa classe dirigenziale che ci circonda deve scomparire. La globalizzazione, come ogni altra cosa, ha anche i suoi lati positivi. Questo è uno: l’avere a che fare con gente di tutt’altra pasta. Per certi aspetti mi vengono in mente gli immigrati di Castelvoturno (Napoli), la camorra indietreggiò quando insorsero. Ecco, questo ci sta insegnando Douglas, mitico!

  2. Grande Doug! we need a revolution. Now.

  3. Piera

    Insomma, neanche i presidi di queste scuole si salvano…. Andiamo bene …. Un insegnante stanco.

    1. ciao piera,
      se poi ti dicessi il proseguo di quella vicenda ci sarebbe da scrivere un libro.
      arriveranno tempi migliori…ma senza salari adeguati credo che si andrà poco lontano!
      un caro saluto
      e.

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