Sindrome di Peter Pan

Qualche settimana fa, in una delle mie rare libere uscite, ho incontrato una vecchia compagna di classe che vive all’estero da diversi anni, a fare non so. Sentendo che ho due figlie, mi ha guardato con aria di superiorità e ha esternato fiera: “Ah…io figli niente. Ho la sindrome di Peter Pan”. Sottotitoli: “sfigata, la tua vita è finita”.

Al di là della prima reazione che avrei voluto avere ma che non ho avuto e cioè dirle “per forza, sei sempre il cesso di vent’anni fa”; l’episodio in sé, mi ha fatto riflettere sulla generale paura di responsabilità che vedo nelle persone della mia generazione, diciamo i trentenni alla Muccino, che nasconde un timore più latente, quello di invecchiare.

Prolungando ostinatamente l’illusione di rimanere ancorati alla gioventù adolescenziale, si vive nella menzogna che il tempo non passi e che si possa rimanere forever young. Questa attitudine non colpisce solamente trentenni single alla ricerca di una vita spericolata eterna, ma anche persone con figli al seguito.

Un amico comune, padre di una bimba di due anni e in attesa del secondo figlio, ha lasciato qualche giorno fa la moglie incinta per volare ad Amsterdam per quattro giorni e festeggiare l’addio al nubilato di un ex collega.

Molti amici e conoscenti continuano ad uscire separatamente il venerdì sera, lasciando i figli ai nonni o alla mamma, per farsi il giro degli aperitivi e tirare tardi come una volta, oppure continuano coi tornei di calcetto due sere alla settimana o con la partita allo stadio, e così via.

Il modo di vestirsi è anche indicativo. Camminando per strada, gli sguardi fugaci alla gente non consentono di primo acchito di individuare l’età delle persone, in primis perché sono tutti vestiti uguali.

Il quarantenne col cappellino fashion e la maglia attillata di Fucking criminals o la mamma col passeggino in minigonna ascellare, leggins e Uggs mi sembrano una divagazione un po’ esagerata.

Riformulo: è normale che una persona di quarant’anni sia vestita come una di venti?

Secondo me, no. Ma di che stupirsi, anche gli uomini over cinquanta son tutti ragaaazzi.

Il top è quando esco con qualche amica e mi imbatto in vecchie conoscenze che guardandomi con aria smarrita, esclamano: “Eh va…già due figli?”

“Eh…sì ciccio ho trentacinque anni.

Ho letto recentemente da qualche parte che Picasso diceva: “Per rimanere giovani, veramente giovani, ci vuole molto tempo”, in queste poche parole sta una grande saggezza, la giovinezza spirituale non coincide con la giovinezza anagrafica.

Riguardando ultimamente Peter Pan con Julia, era anni che non lo guardavo, il suo personaggio mi è apparso sotto una forma nuova.

C’è un qualcosa di patetico e irritante nella cocciutaggine di Peter Pan a non voler crescere, e di molto malinconico nell’apparente allegria dei bambini sperduti, ed infatti la morale del cartone non è, come molti adulti erroneamente pensano nel citarlo, che bisogna rimanere bambini.

Decidendo di crescere non si decide di cominciare a invecchiare, si guarda alla vita che cambia con occhi diversi, cercando di non perdere mai il fanciullo beato che è dentro di noi.

One thought on “Sindrome di Peter Pan

  1. L'Arturo

    Io vedo le parole di Picasso riferite all’enorme impiego di energie fisiche e mentali, oltre che un notevole impiego di tempo, per mostrare l’aspetto da foreveryoung. Quanto tempo devi passare in palestra, al solarium, da chi ti fa il botox? Tantissimo.. E quanto tempo devi passare in giro per tenertii aggiornato su qual è il posto più cool per l’aperitivo..

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