La sfiga o la fortuna di essere secondi

Spesso si sente dire dalle mamme che il secondo figlio cresce da solo, e anche se questo può sembrare politicamente scorretto, credo che ci sia un fondo di verità.

Forse più di un fondo, ma non pubblicizziamolo troppo.

L’altro giorno guardavo i files delle foto delle due bambine; Julia ha quattro cartelle per le prime quattro settimane, dieci cartelle per il primo anno, una per il terzo anno e una per il quarto. Per un totale di milleduecentotrentaquattro foto.

Sofia ha qualche cartella sparsa qua e là, all’interno delle quali ci sono spesso foto di Julia.

Con Julia abbiamo fatto due corsi di acquaticità, apparentemente un must per neogenitori over trenta, che detto tra noi era una palla stratosferica in parte perché era al sabato mattina in parte perché si trattava di tenerla in braccio per un’ora a rincorrere paperelle di plastica. Conclusione:  Sofia prenderà confidenza con l’acqua con suo nonno che è istruttore di nuoto.

Naturalmente Sofia si è beccata anche il riciclo dei vestiti di Julia, unica accortezza quella di non farle indossare i più fotografati sulla sorella.

Ammetterlo non fa onore, anche perché non siamo al sesto figlio ma già col secondo la sorpresa delle conquiste scema di molto; sarà che col primo ogni passo é desiderato, celebrato e catalogato nel libro dei primati.

“Oh, guarda….Sofia sta in piedi da sola.”

“Uhm, che brava!”.

Fine.

Scordatevi i video, le foto, i risolini, le telefonate ai nonni.

“Sofia ha la diarrea”.

Con Julia avremmo digitato su internet diarrea nel bambino, consultato libri di puericoltura, chiamato l’ospedale, il pediatra, l’OMS.

“Ma sì…avrà un dente che arriva”.

La sindrome da calo di desiderio colpisce anche i nonni, che hanno già vissuto l’esperienza con la prima idolatrata nipote e che rimangono, al pari dei genitori, imbrigliati alla primogenita da far giocare, divertire, svagare con il pretesto di non far aumentare la gelosia nei confronti della nuova arrivata.

Non sarà una maratona ma una corsa campestre una bella domenica mattina, non è l’attacco al Mortirolo ma una corsa al cronometro.

Quello che si perde in attenzioni lo si acquista in divertimento, molto è già stato visto e resta la bellezza del viaggio da affrontare a testa alta.

Sofia non avrà mai milleduecentotrentaquattro foto e neanche un guardaroba di vestiti nuovi che indosserà al massimo due volte, ma crescendo senza l’apprensione che Julia ha avuto da parte di tutti, sarà una bambina più libera e serena.

3 thoughts on “La sfiga o la fortuna di essere secondi

  1. Soncia

    io…la terza..indossavo tutti i vestiti di carnevale di mia sorella o degli altri. Giocavo con bambole o robe già consumate e vissute. Si era cosi.
    Ma come dici tu.. ho sempre avuto più libertà..e meno occhi addosso.
    Ora sono qui a parma con la mia vita e la mia indipendenza..
    🙂
    brava cvec

  2. 🙂 però avere la strada spianata… i genitori meno apprensivi… tanta roba! Bel blog. 😉

    1. è verissimo.
      ma se senti mia sorella – che è seconda – dice che le sarebbe piaciuto essere prima….mah?
      un abbraccio

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