Mortificazioni evitabili

La smania di esibizione nei genitori spesso provoca mortificazione nei figli.

Quando ero in terza elementare vinsi la gara di velocità indoor dei trenta metri così, pieni di aspettative per le mie doti agonistiche, mi iscrissero alla corsa campestre che si svolgeva qualche giorno dopo e a cui naturalmente non volevo partecipare. Ero molto fiera della vittoria dei trenta metri  e non volevo disilludere le aspettative di maestro e genitori con una prestazione deludente.

Il sabato seguente, la gara è in procinto di cominciare ma io so già che non gareggerò. Ricordo ancora quella sensazione di paura, gli adulti al lato degli sbarramenti, il cuore a mille, la voglia matta di sparire. Quando danno il via, inizio la corsa ma alla prima curva trovo una bambina che è del mio stesso umore e cominciamo a parlare mentre i corridori ci passano veloci da ogni parte. Camminiamo insieme fino al traguardo, con il risultato che io sono penultima e lei ultima. Da quella volta non mi hanno più chiesto di partecipare a gare individuali.

E’ facile mortificare i bambini, anche quando non ci si accorge nemmeno di farlo, accade perché hanno una sensibilità diversa del mondo.

Qualche settimana fa Julia stava giocando con i rossetti di mia madre, ad un tratto esce dalla stanza e con aria orgogliosa mostra a tutti il risultato del suo make-up; era la versione bambinesca de “Il corvo”, il rossetto era dappertutto ma lei non lo sapeva. Abbiamo cominciato a ridere, di un riso innocente, ma lei non capiva cosa fosse così divertente e sul suo viso è passato un velo di mortificazione. Noi grandi avevano rovinato il suo gioco.

Sebbene siano piccole creature sono persone formate, dall’emotività e carattere definiti e non scimmiette ammaestrate che soddisfano le nostre richieste. Non a caso quando si chiede ad un bambino di esibirsi su comandi del tipo “Dai, fai sentire che sai contare fino a dieci in inglese” oppure “Dai, dicci la poesia che hai imparato a scuola”, la maggioranza si rifiuta di farlo.

Julia ha cantato la canzone imparata all’asilo con un filo di voce mentre nervosa tirava i brillantini della sua maglietta, ed io ero l’unico spettatore…

Non ci si rende conto che l’ansia da prestazione crea su di loro gli stessi effetti che crea su di noi.

Invertendo le parti, immaginiamo di trovarci in una festa dove, appena arrivati, non conosciamo nessuno e il padrone di casa, prima ancora di presentarci agli altri ospiti, ci chiede insistentemente di cantare il “Waka waka” di Shakira davanti a tutti, con tanto di balletto.

Ci farebbe sentire a nostro agio?

Credo proprio di no.

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