Molti degli uomini che conosco e che si approcciano alla cosiddetta ‘terza eta’ , famigliari, conoscenti, padri di amici, navigano in acque agitate al varco di questa soglia; alcuni di loro vengono sopraffatti dagli eventi e attraversano un vero e proprio crollo fisico ma soprattutto psicologico.

C’e’ chi si lascia andare a malinconiche introspezioni sullo scorrere del tempo e la gioventu’ ormai alle spalle, chi ha bisogno della sua dose giornaliera di antidepressivi, chi si commisera e smette semplicemente di vivere.

Tutto questo non e’ sorprendente.

Viviamo in una cultura che sposorizza il falso mito dell’eterna giovinezza, dove uomini fatti vengono chiamati ancora ragazzi, dove l’abbigliamento non e’  quasi mai consono agli anni che si indossa e dove la parola vecchiaia e’ uno spettro da tenere il piu’ lontano possibile. E quando quel giorno arriva, e ahime’ arriva per tutti, ci si trova senza gli strumenti adatti per  gestire le emozioni e le paure che nascono anche per colpa di una societa’ frivola che non prepara spiritualmente le anime che la popolano. 

 Quando in Africa muore un anziano, gli amici e  i famigliari sono felici perche’ significa che a differenza di tanti bambini, questa persona e’ riuscita a vivere la propria vita. 

In Italia anziche’ concepire la vita come un ciclo di passaggi, ci si attacca con le unghie e coi denti, spesso in maniera patetica, a quella fase di maschia virilita’ che coincide all’incirca coi trenta anni e si cerca di protrarla all’infinito.

Ma quando la realta’ bussa alla porta, cominciano i problemi. 

In America le cose stanno in modo diverso.

A sessantanni gli uomini lavorano come quando ne avevano trenta, a settanta passeggiano da una buca all’altra nei campi assolati di golf e a ottanta giocano a tennis nel circolo dietro casa.

Sara’ che lamentarsi non fa parte della mentalita’, che la competizione (anche sullo stato fisico) e’ feroce, che mostrarsi in difficolta’ e piangersi addosso e’ visto come una debolezza inaccettabile. Qui, il motto tacito della gente e’ : go, go, go

Ammetto che per certi versi puo’ essere pesante convivere con un ideale di invincibilita’ da perseguire, ma quando mi guardo intorno e vedo arzilli settantenni affrontare la giornata col sorriso, continuare con grinta giorno dopo giorno prendendo la vita a morsi, mi domando se anche noi non dovremmo ripensare al concetto di vecchiaia in maniera piu’ pragmatica.

Non si puo’ smettere di invecchiare, ma si puo’ smettere di averne paura.

Accettando l’ineluttabilita’ della vita, ci dara’ modo di vivere consapevolmente gli anni a venire.

Leave a Comment