La leggerezza degli anni

Se col passare degli anni ci appesantiamo a livello anagrafico, d’altro canto la saggezza degli anni ci alleggerisce in alcuni aspetti, liberandoci da molte fisime giovanili.

Quando da bambina andavo in vacanza coi miei in Calabria, comparivano sulle spiagge i primi vucumpra’, non erano attrezzati come lo sono adesso ma giravano comunque con un vasto campionario di imitazioni, spesso pacchiane. Ricordo che un anno mia madre mi chiamo’ per farmi vedere un completino nero composto da gonna e canottiera , io stavo giocando con gli amici in riva al mare e lei insisteva per comprarmelo ripetendo: “Ti piace? E’ bello, vero?”. Io avevo gia’ adocchiato che, seppur carino, c’era un piccolo, ENORME difetto. Era una di quelle pataccate che si vedono a un chilometro di distanza. La scritta diceva ‘El Chiarro’, era stata aggiunta una “i” al nome originale. Per molti poteva essere un dettaglio insignificante, ma per una bambina di undici anni con pochi soldi da spendere in casa, quella I gridava ‘poveraccio’.

Il dettaglio importante di tutta questa storia non e’ tanto l’originalita’ o meno del vestito del vucumpra’ ma il fatto che non ebbi il coraggio di dire a mia madre che non volevo che mi comprasse una volgare imitizione, col risultato che per giorni non uscii di casa la sera perche’ rifiutavo di indossare il completino nuovo tra lo sgomento e l’incredulita’ dei miei.

Venticinque anni dopo, mi sono ritrovata nel mondo dei moderni venditori ambulanti sulle spiagge toscane, e ripensando a quella bambina incapace di scontentare i propri genitori, ho provato un immenso senso di liberazione nell’arraffare ingorda le interessanti offerte tra vestiti e costumi, incurante al massimo della falsita’ della merce in questione.

Da ragazzina ricordo che cercavo sempre percorsi alternativi per evitare di passare davanti a un gruppo di ragazzi piu’ grandi, non volevo che vedessero come camminavo o come mi vestivo; andare in spiaggia era una tragedia, fissata com’ero che il mio didietro fosse troppo grande (un ragazzo mi aveva preso in giro a riguardo) e studiavo ogni mossa per evitare che potessero osservarmi dalla prospettiva sbagliata. 

Quando uscivo con persone che non conoscevo, mi sentivo tremendamente a disagio seduta al tavolo di un ristorante, ero sempre molto attenta a come mangiare, usare appropriatamente le forchette e non parlare con la bocca piena. Ora, non mi sfiora neanche lontanamente di far raffreddare un ottimo primo piatto solo per apparire sofisticata. E il cibo non e’ mai stato cosi’ gustoso!

Con la saggezza degli anni e’ sparito anche il timore di esprimere le opinioni o compiacere gli altri a tutti i costi, non dico che si debba diventare degli orsi rozzi e inospitali ma e’  favoloso scegliere di fare solamente cio’ che ci fa stare bene. 

E’ inebriante non vivere piu’ con il timore di non far parte di un gruppo sociale o temere di non essere all’altezza di qualcosa o qualcuno; scoprire finalmente la propria identita’ senza paura di mostrarla e’ una grande conquista.

Se gli esseri umani sono come il vino, che piu’ invecchia e piu’ diventa buono, allora io penso di essere nata spumeggiante come il Lambrusco della mia terra e di essere diventata robusta come un Brunello.

Chissa’… fra qualche decennio potrei arrivare ad essere matura come un Barolo.

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