Famiglie americane

Qualche giorno fa abbiamo portato Julia e Sofia nel playground dietro casa, era uno di quei caldi pomeriggi senza molto da fare. Non c’erano tante persone nel parco giochi, solo un’altra famiglia composta da genitori, coppia di gemelli sui tre anni e bambina di quattro. La madre era incinta del quarto. Sul momento ho pensato, complimenti! Sara’ un caso…

Il giorno dopo in spiaggia, si e’ piazzata di fianco a noi un’altra famiglia con quattro figli dove la piu’ grande aveva circa sei anni. Non pensate a sceneggiate deliranti da spiaggia in stile napoletano con pizza calda e creme spalmate a bambini urlanti che scappano. I figli se ne stavano da soli in acqua a cercare pesciolini, il padre lavorava al computer e la madre leggeva il libro comodamente seduta su una sedia pieghevole.

Ho cominciato a guardarmi in giro e ho visto che le famiglie numerose non sono affatto un’eccezione, e che tre figli per coppia sono piuttosto comuni.

In Italia si fanno pochi figli e in tarda eta’ (in UsA la media del primo figlio e’ a 25 anni) e quando una famiglia raggiunge i due figli sembra  che abbia compiuto una specie di miracolo; sento spesso madri lamentarsi di quanto sia difficile, complicato, stancante avere due figli da accudire.  Quando lasciamo Julia dai nonni, le cose in casa sembrano estremamente facili con una soltanto da gestire, ci sembra quasi di non averla e in parte perche’ smettiamo la marcatura a uomo.

Le difficolta’ nel gestire i figli da parte delle mamme italiane e’ dovuta anche a un fattore culturale. La madre italiana vuole avere tutto sotto controllo, e’ tendenzialmente apprensiva (la societa’ in cui vive lo e’) col risultato di crescere figli attaccati morbosamente alla gonna materna incapaci di essere indipendenti. E’ difficile vivere la maternita’ con spensieratezza quando il primo figlio nasce ben oltre i trenta anni! 

Qui vedo di continuo madri da sole che spingono passeggini con due figli, cane al seguito e borse della spesa, in Italia per andare dal pediatra o a fare spesa molte mamme non si muovono senza la nonna al seguito.

Sicuramente la societa’ civile e’ piu’ aperta e organizzata ad accogliere le famiglie, al ristorante trovi neonati che dormono nell’ovetto di fianco ai genitori e spazi gioco creati apposta per i bimbi piu’ grandi; nell’era pre-figli, ricordo il senso di irritazione quando di fianco al nostro tavolo si sedeva una famiglia con bambini rumorosi (probabilmente erano bambini molto bravi, la loro unica colpa era di essere al ristorante!). I parchi gioco sparpagliati dappertutto non hanno due altalene e un cavallino storpio su cui montare ma una serie di scivoli coperti, corde, funi da far venir voglia anche ai genitori di saltarci su (che fatica pero’ scendere dagli scivoli a trentacinque anni!).

Vedo meno ansia di lasciare i figli con altre persone che non siano famigliari, in parte perche’ i nonni sono spesso lontani; i genitori chiamano studentesse delle Scuole Superiori a fare da baby sitters mentre loro escono per una cena a due. In Italia una madre griderebbe allo scandalo se gli proponessero di lasciare la figlia ad una diciassettenne, bisognerebbe prima selezionare una baby sitter referenziata, che abbia fatto un corso psico pedagogico, che abbia fatto un tirocinio come minimo di venti ore, che sia inserita nelle liste delle baby sitter comunali, che venga a conoscere il bambino almeno un paio di volte…e allora addio alla cena romantica.

Non so quale sia la soluzione ideale, e guai a pensare che esista un solo modo di vivere la vita.

Quello che so e’ che camminare per le strade americane dove nugoli di mocciosi corrono, ridono, gridano e piangono, mi da’ un senso di grande vitalita’ e allegria.

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