Congedo di 24 ore


Parrebbe il titolo di un nuovo reality show, ma non e’ cosi’.

Il mini zaino non ha bisogno di molte cose per essere riempito. E’ uno di quegli zainetti da scolaro, e conterra’  lo stretto necessario tipo spazzolino da denti,mutande di ricambio e pigiama. Probabilmente ci sara’ anche una bottiglia di Chardonnay come tocco romantico alla nostra vacanza di ventiquattro ore.

Certo non e’  fare il Coast to Coast campeggiando negli State Parks guidando tredicimila chilometri dai laghi del Michigan alle spiagge della California.

Neanche attraversare il Sud bollente degli Stati Uniti dormendo in economici Motel, visitando la New Orleans del pre Katrina, omaggiando Elvis a Memphis nella sua Graceland o fermandosi nei Bayou pieni di gators della Louisiana.

Neppure partire da Washington D.c. e lungo la East Coast minata da tornadi e uragani arrivare a Key West bevendo un cocktail in onore del vecchio Hemingway.

Men che meno saltare da Los Angeles su un volo di sei ore, destinazione Honolulu e trovarsi nella mecca del surf tra crateri sputacchianti lava e cascate tra fiori tropicali.

E’  solo un congedo di ventiquattro ore, ma non vedo l’ora di montare su quella dannata auto che ha macinato migliaia di miglia e lasciarmi alle spalle pannolini da cambiare, orari della nanna, pappette da preparare, strilli e pianti.

Molti dicono che con i figli finisce la vita come l’abbiamo sempre concepita. Mi piace credere che invece di una fine si tratti dell’inizio di qualcosa di nuovo.

Vivere e’  il susseguirsi di cicli che vanno e vengono, che scappano e poi ritornano, se armati di tenace pazienza anche le piu’ sopite passioni riappaiono seppur con sfumature diverse.

Accontentarsi non suona mai troppo bene, ma prendere tutto cio’ che di bello e inaspettato arriva, senza guardarsi indietro, e’ un passo in avanti verso una splendida, consapevole saggezza.

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